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agosto 31st, 2008 Informazione none Comments

Nell’intervista di Klauscondicio al direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta sono presenti una lunga serie di inesattezze, elencate una per una dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Marco Bazzoni, il quale riporta i dati ufficiali dell’Inail in una sua lettera pubblicata oggi su beppegrillo.it. Tale ignoranza mostrata da certi industriali in materia di morti bianche, non è nuova.

Tra le peggiori dichiarazioni al riguardo compare anche quella del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, compiuta a Civitavecchia lo scorso 30 luglio sulla nuova centrale a carbone locale: “Si cambia strada, si cambia pagina, si avvia un nuovo percorso. Questo è stato possibile perchè la tecnologia, sommata ad un investimento molto significativo che l’Enel ha fatto, con la capacità di disctuere e ragionare col territorio, dove sono rimasti pochi a non avere ancora capito, ma sono convinto che capiranno, e dove con il contributo di professionalità notevoli, anche con la perdita di qualche vita umana si è riusciti a costruita la centrale forse più moderna d’europa, forse più moderna al mondo”. Vite umane spentesi in nome dello sviluppo professato continuamente da quasi l’intero Parlamento, sia dai deputati/senatori di destra che di sinistra. In quella stessa occasione Scajola, dopo aver inaugurato una nuova “fabbrica di Co2″ (date uno sguardo ai dati di Greenpeace sulle emissioni delle centrali a carbone), aggiunse poi che il nucleare è una “fonte energetica sicura, stabile, economica, rispettosa dell’ambiente e della salute delle persone”. Tutte falsità riscontrabili con fatti storici, menzogne che svelano mancanza di visione del futuro e di volontà ad affidarsi ad esperti. Uno di questi, il Nobel per la fisica Carlo Rubbia, ha affermato: “Non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”. Le ragioni per affidarsi all’energia del sole sono molteplici, spero di riuscire ad approfondire il tema prossimamente.

Ma è anche la logica ad invitare a muoversi in una direzione piuttosto che in un’altra. Scajola ha affermato che il piano energito del Governo punta a raggiungere un 50% di dipendenza dalle fonti fossili (carbone, gas e petrolio), un 25% dalle rinnovabili e il restante 25% dal nucleare. Il ministro ha poi aggiunto che “non è più possibile che in questo Paese ci sia uno spreco energetico calcolato tra il 20 e il 25%, che è assolutamente e solamente spreco che deriva da una cattiva educazione”. Perchè allora investire su nuove centrali nucleari se, sotto stessa ammissione di Scajola, si potrebbero destinare le nostre tasse ad un decremento dei nostri consumi energetici? La verità è che questa decisione viene disgraziatamente presa in nome del Pil, in nome dello sviluppo. Probabilmente il ministro crede ai marziani ed è convinto che un giorno ci potremo trasferire in un altro pianeta. Sinceramente? Lo manderei volentieri in missione di esplorazione, con sommo piacere. Nel frattempo godetevi le parole pronunciate da Robert Kennedy sul Pil nel 1968, tre mesi prima che venisse ucciso. E rifletteteci sopra.

agosto 30th, 2008 Informazione 1 Comments

Pubblico a seguire la traduzione effettuata dal sito Italiadallestero.info dell’articolo uscito il 26 agosto scorso sul giornale americano Wall Street Journal. Da lontano è più facile vederci chiaro. Il pezzo tratta dell’incredibile spreco, superiore ai 45 milioni di euro, compiuto fino ad ora per il portale Italia.it. Infine vi consiglio di farvi due amare risate con l’inglese maccheronico di Rutelli, il quale nel messaggio video tenta di invitare nuovi turisti a visitare il nostro Paese.

Il turismo italiano alla resa dei conti
“Sta per inaugurarsi un nuovo discusso sito internet mentre scende il numero dei turisti. Promuovere il marchio Italia puo’ essere piu’ difficile di quello che si pensa. Quest’autunno, il governo italiano rilancerà alcuni progetti per creare un portale web con l’obiettivo di attrarre i turisti nel paese. Sebbene moltissimi visitatori affollino tutto l’anno le città, le spiagge e le campagne italiane, durante gli ultimi trent’anni il paese ha perso il suo primato come destinazione turistica nei confronti di Francia, Spagna, Stati Uniti e, più recentemente, della Cina. Attraverso il sito web ufficiale, l’Italia prevede di mettere in mostra i suoi tesori culturali, naturali e gastronomici e allo stesso tempo di aiutare i turisti nella prenotazione di alberghi e trasporti. Il portale dovrebbe essere messo in rete la prossima primavera.

Tuttavia il progetto ha dei critici. Sono già passati cinque anni — e sono stati spesi più di 45 milioni di euro (66 milioni di dollari) — per creare il portale, e non si é ancora visto niente. Nel 2003, il governo conservatore del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu il primo a credere nel progetto “Choose Italy” (”Scegli l’Italia”, ndt), che sarebbe stato basato sul sito web www.italia.it. Il progetto voleva emulare portali nazionali del turismo di successo come www.spain.info, che costò 9 milioni di euro per essere messo in piedi nel 2002 e raccolse 65 milioni di pagine visitate nel 2007. Il sito web spagnolo, con un logo che mostra il solare emblema “España” di Joan Miró, ha aiutato la Spagna a diventare la seconda destinazione mondiale più popolare per il turismo dopo la Francia. Per l’Italia, umiliata da scandali politici e industriali, il sito web avrebbe anche dovuto proiettare la bella figura ( in italiano nel testo, ndt) italiana nel mondo. Ma le cose sono presto andate male. Diversi ministeri del governo — in due amministrazioni — e ciascuna delle 20 regioni italiane sono state coinvolte nella creazione del portale. Anche associazioni di agenzie di viaggio e proprietari di albergo hanno detto la loro, mentre la progettazione e la creazione del sito sono state assegnate a un consorzio di tre compagnie diverse. Non c’era “una singola guida che ci dicesse in che direzione andare con questo sito”, dice Luca Palamara, ex editore capo di www.italia.it. Semplici dispute come l’occuparsi delle prenotazioni attraverso il sito web sono rimaste irrisolte dopo un anno e mezzo di discussione, dice Palamara. Sono sorti anche problemi tecnologici: la homepage non era personalizzabile e le sue due principali banche dati non erano compatibili.

Quando il sito fu lanciato nel febbraio 2007 — a quel tempo un nuovo governo di centro sinistra si era installato in Italia — era pieno di errori imbarazzanti. Il nome del famoso regista italiano Federico Fellini diventò Gioacchino, mentre Napoleane Bonaparte nato in Corsica fu fatto nascere nell’Isola d’Elba, ricorda Palamara, che dice che gli errori furono successivamente corretti. Scandalo Italiano, un popolare blog creato da professionisti italiani del multimedia, racconta ancora di altre papere. Fra queste: tra i piatti di pesce tipici della regione costiera delle Marche era incluso anche il “maiale arrosto con le prugne”, che è comune in Polonia. “Questo tipo di contenuto fu un incidente molto serio”, dice Roberto Falavolti, direttore di Sviluppo Italia, una delle agenzie di governo coinvolte nella creazione del portale. I progetti per un logo dell’Italia non andarono per niente meglio. Landor Associates, l’unità di consulenza sui marchi del gruppo WWP, vinse un appalto di 100 mila euro per disegnare il logo. Ma il simbolo della Landor — un lettera “i” rossa e nera a stampa classica e una grande lettera “T” in verde — fu un fiasco. L’AIAP, l’associazione italiana dei disegnatori grafici, raccolse una petizione contro il simbolo, dicendo che il logo era “inadeguato” e “senza storia”. Il governo alla fine abbandonò il logo, e lo scorso gennaio il portale fu chiuso.

Ma le disavventure del sito sono particolarmente affascinanti, dato che il turismo è una delle industrie di maggior successo del paese. Persino Francesco Rutelli, l’ex Primo Ministro che ha rilevato il progetto quando il governo italiano di centro sinistra andò al potere alla metà del 2006, ammette i problemi. “Il progetto nacque già obsoleto in termini tecnologici, organizzativi, e concettuali,” ha affermato Rutelli in un’email. I pubblicitari e coloro coinvolti nel progetto dicono che l’attuale governo — diretto, ancora, da Berlusconi — dovrebbe imparare dai suoi errori. Marco Ottolini, che è un consulente per una delle compagnie responsabili per “Choose Italy”, dice che forse sono stati buttati troppi soldi per il sito. Un budget di un milione di euro dato ad una agenzia sarebbe stato abbastanza, ha detto. Difatti, il portale spagnolo fu trattato da una sola compagnia pubblica, la Segittur SA, che lavorava direttamente con il Ministero del Turismo. “La Spagna ha creato un marchio. L’Italia ha provato a creare — senza grande successo — un sito web”, dice Manfredi Ricca, direttore della sezione italiana di Interbrand, una ditta di consulenza globale che fa parte della holding pubblicitaria Omnicom Group e che fu brevemente consulente per il progetto “Choose Italy” all’inizio della progettazione. Ricca dice che i rinnovati sforzi del governo dovrebbero concentrarsi sulla chiarezza di visione e che un “direttore d’orchestra” dovrebbe essere assunto per coordinare le idee di tutte le entità governative e regionali italiane. Ha aggiunto che “Con i marchi geografici è particolarmente importante passare lo stesso messaggio all’unisono”.

agosto 29th, 2008 Informazione 1 Comments

Raccolgo l’invito di Antonio Di Pietro a proporre le nostre domande al partito in vista dell’appuntamento del 12, 13 e 14 settembre 2008 in quel di Vasto. Di seguito il mio quesito scritto, a breve il video.

“Caro Antonio,
sono Lorenzo, studente universitario a Torino e votante dell’Italia dei Valori. Ero tra i presenti alla manifestazione di Bellaria il 12 e 13 luglio scorsi e spero di esserci anche a Vasto, anche se data la distanza non mi sarà facile. Innanzitutto tengo a ringraziarti per l’opportunità che ci stai dando di porre quesiti a te ed al partito, penso sia un atto dovuto e altri gruppi parlamentari dovrebbero prendere nota. In particolare il Popolo delle libertà, perchè mi piacerebbe e mi divertirei non poco a fare alcune domande a quel personaggio che Marco Travaglio chiama simpaticamente ‘Al Tappone’. Ma lui non usa certe tecnologie, tant’è.

La mia domanda è anche una richiesta, mi piacerebbe che l’Italia dei Valori facesse più chiarezza relativamente al proprio pensiero in materia di gestione dei rifiuti e sulle proprie idee circa il tema dell’ambiente, non approfondito abbastanza dal partito. Faccio parte dell’associazione di volontariato non-profit Grilli biellesi, con la quale abbiamo ospitato Paul Connett qualche tempo fa e prossimamente avremo Maurizio Pallante, l’autore del libro “La decrescita felice”. Tutti questi esperti, che informano la cittadinanza senza essere finanziati dalle aziende proprietarie di inceneritori, sono d’accordo sul fatto che bisogna puntare su un’altra via per il trattamento dei rifiuti, precisamente di una gestione a freddo. Non voglio entrare nel linguaggio tecnico per evitare di complicare il mio quesito, che vuole invece avere l’unica intenzione di sapere come ha intenzione di pronunciarsi l’Italia dei Valori sui temi della sostenibilità, quella vera che parla di Rifiuti Zero, sui pannelli solari (che a mio parere dovrebbero stare su tutti gli edifici pubblici) e sulla decrescita delle merci a favore dei beni.

Aspettando una risposta, vi ringrazio e spero di essere lì con voi a Vasto il 12,13 e 14 settembre prossimi. Ciao!”

agosto 28th, 2008 Informazione none Comments

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Il cardinale e Presidente della Cei Bagnasco lunedì 25 agosto in quel di Rimini, dopo essersi reso disponibile ad un incontro con il ministro per le riforme Bossi, ha dichiarato: “La Chiesa è capace di partecipare alla vita politica nel segno della democrazia e della verità. Il passato non può essere impunemente negato in nome dell’economia, della tecnologia o dello scientismo”. Ormai gli uomini politici e di potere più in generale proferiscono parole senza prima misurarne il peso: ma da quando la Chiesa è impegnata nel difendere la democrazia? Evidentemente devo essermi perso un passo sulla Bibbia dove si spiega che il cattolico deve essere “nel segno della democrazia”. Eppure fino a qualche tempo fa il Papa si è trovato benissimo anche con l’imperatore o il monarca di turno, magari la vicinanza era data dal fatto che se il secondo si occupava di colonialismo territoriale il primo era impegnato con il colonialismo cultural-mentale. Più semplicemente questa potrebbe essere l’ennesima gaffe di Bagnasco, dopo quella di qualche mese fa dove paragonava le unioni civili alla pedofilia. Ma pochi italiani ragionano su queste frasi, in realtà molto significative, che dimostrano la generale crescente riduzione di attenzione alla nostra lingua. E’ anche dal peso dato alle parole che si può misurare la cultura di un popolo.

Bagnasco ha poi proseguito, denunciando che “oggi si vuole che la Chiesa rimanga in Chiesa. Si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede, concedendone la possibilità nel privato”. Una frase su cui non avrei niente da dire, se non fosse per la contemporanea disponibilità data al “dialogo” con i leghisti. Mi ricordo cosa dichiarò nel settembre 2007 Roberto Calderoli, attualmente ministro per la semplificazione normativa: si era reso disponibile ad organizzare un “maiale-day” per fermare la costruzione della moschea di Bologna, promettendo una passeggiata con un suino sul terreno dove era prevista l’edificazione della struttura religiosa. In questo modo il suolo sarebbe stato reso impuro e, di conseguenza, inutilizzabile per la comunità islamica. E’ con queste persone che Bagnasco ha intenzione di confrontarsi e non mi sembra siano molto disponibili alla “dimensione pubblica della fede”, da tempo professata e difesa dai cattolici anche a nome di altre confessioni.

agosto 27th, 2008 Informazione 1 Comments

La questione dei diritti umani in Cina è già magicamente scomparsa dalle prime pagine dei nostri quotidiani. Miracoli che dimostrano di quante gravi vicende i media ci stiano tenendo all’oscuro giorno per giorno. Il resoconto di “Reporter Senza Frontiere” del 22 agosto 2008 mostra un riassunto disastroso dell’andamento della libertà di espressione nel territorio cinese negli ultimi mesi. Proprio per questo il segretario generale Roberto Menard chiede che prossimamente si valuti anche il rispetto della libertà di espressione come criterio di scelta per le prossime città che ospiteranno i Giochi. Ma il Comitato Olimpico Internazionale ha già dimostrato di non volerne sapere, dato che la futura Olimpiade invernale del 2014 si svolgerà a Sochi, in Russia.

Secondo il resoconto di RSF almeno 22 giornalisti stranieri sono stati arrestati oppure ostacolati durante lo svolgimento delle attività sportive a Pechino. Due video-blogger americani, Brian Conley e Jeffrey Rae, sono stati addirittura condannati a 10 giorni di carcere per aver stretto legami con attivisti pro-Tibet. Sono 50 le persone agli arresti domicilari, o allontanati dalla capitale, che lottavano in difesa dei diritti umani, mentre 15 cinesi sono stati arrestati semplicemente per il fatto di aver chiesto l’autorizzazione a manifestare per le strade della città. Il blogger Zhou Shuguang non è potuto recarsi nella capitale per impedimento fisico adottato dalla polizia locale ed ai giornalisti esteri è stato impedito l’intervista alla blogger Zeng Jinyan (poi scomparsa misteriosamente prima della cerimonia inaugurale), moglie di Hu Jia, il quale era stato arrestato nell’aprile 2008 e condannato al carcere per più di tre anni per aver espresso idee scomode alle autorità cinesi. In particolare la coppia è attiva nella difesa dell’ambiente, nei diritti ai malati di Aids e nell’informazione sui prigionieri politici. Numerosi giornalisti si sono poi lamentati di subire l’intervento della polizia nel caso delle interviste ai passanti del posto. Un reporter di notizie di agenzia ha dichiarato che nel corso di una settimana almeno cinque delle persone da lui intervistate sono state successivamente arrestate. Su internet poi c’è stato il blocco di circa 30 siti web in materia di diritti umani, oltre che di I-Tunes per le canzoni dell’album “Songs for Tibet” prodotto grazie al contributo di artisti riconosciuti internazionalmente come Moby, Alanis Morrisette, John Mayer, Sting, Dave Matthews e molti altri.

Le responsabilità non sono solo dei vertici cinesi. Considerata l’Olimpiade, assicurarsi della libertà di informazione era anche un compito del Comitato Olimpico Internazionale, presieduto da Jacques Rogge, il quale dal 2001 era a conoscenza del fatto che Pechino sarebbe stata la nuova città olimpica. Ma in 7 anni non si è riusciti a raggiungere alcun risultato significativo su questo tema. Per di più Rogge si è dimostrato maggiormente attento ai marchi che ai diritti umani, porgo un esempio su questo. Il neo-campione olimpico giamaicano Bolt è stato criticato dal presidente del COI per l’eccessiva gioia mostrata alla fine della gara dei 100 metri. Ora, se uno diventa campione del mondo e impone un nuovo record è dura dirgli che debba limitare la propria felicità. La verità su questo richiamo, che tristemento temo, credo riguardi alcune pressioni ricevute da Jacques Rogge da parte dell’Adidas, sponsor principale di Pechino 2008, alla quale non dev’essere davvero andato giù il festeggiamento colorito di Bolt che appena vinti i 100 metri ha indicato gongolante le proprie scarpe Puma in mondo visione. Uno spot eccezionale per la Puma, ma davvero un colpo basso per l’Adidas.

E in Italia, siamo ad un livello di libertà di espressione tanto diverso? Basta andare a vedere le ultime iniziative di maggior successo in Rete, tra le quali spicca “Arrestateci tutti” del giornalista Marco Travaglio, il quale denuncia la mancanza di possibilità di pubblicare le intercettazioni telefoniche senza il rischio di finire in galera, questo grazie al Ddl portato avanti dall’attuale maggioranza. Senza disturbare troppo, piano piano, oltre ai prodotti commerciali anche le nostre leggi stanno diventando Made in China.

agosto 26th, 2008 Informazione 1 Comments

Mi piacerebbe fosse solo una provocazione, ma la deriva del leader del Partito Democratico pare non abbia più freni. Da lunedì 25 agosto il direttore del quotidiano nazionale “L’Unità” Antonio Padellaro è stato sostituito da Concita De Gregorio, il lato preoccupante della vicenda è che pare sia stato un cambio di dirigenza su indicazione politica, precisamente di Walter Veltroni (come spiega Marco Travaglio in un suo articolo), dopo che già nel 1990 la cacciata di Padellaro fu probabilmente mossa dalla decisione di Bettino Craxi. Non lo nego, sono affezionato a questo giornale perchè da quando ho memoria ha sempre avuto valide firme: Nando Dalla Chiesa, Furio Colombo (a me un po’ fastidioso, ma certo deciso), Paolo Flores D’Arcais, Marco Travaglio e potrei continuare, oltre al mitico allegato umoristico “Emme” del lunedì guidato dal vignettista Staino. Per questo seguo le vicende del quotidiano, che per poco lo scorso febbraio non finiva nelle mani degli ambigui Angelucci, conosciuti in particolare per i loro problemi con la giustizia, ben riassunti nel video a seguire di Travaglio, dove risponde proprio ad una mia richiesta di delucidazione su questa famiglia di imprenditori.

Spero tanto che la De Gregorio lascerà la stessa libertà di espressione, ma prima voglio ricordare qua alcune parole di Padellaro rivolte al Presidente della Repubblica Napolitano, che già erano state contestate dal capo dell’attuale opposizione: “Non saremmo sinceri se nascondessimo il nostro forte disagio per la norma sull’immunità delle quattro più alte cariche dello Stato dietro il rispetto formale per l’istituzione che ne ha convalidato il testo o nell’attesa di una decisione successiva. Da oggi dunque ci sono quattro cittadini più uguali degli altri e tutto per consentire a uno solo, e sappiamo a chi, di non essere più sottoposto ai dettami della giustizia, come un sovrano senza limiti. Caro presidente, siamo convinti che lei troverà il modo e le parole per rispondere anche a questo largo malessere. In nome dell’unità nazionale che lei rappresenta e che qualcuno cerca di calpestare per esclusivi interessi personali, gliene saremo grati”. Parole evidentemente troppo forti per i vertici del Partito Democratico che, in questi giorni, stanno aprendo uno spiraglio alla possibilità di inciucio sulla questione giustizia con la maggioranza e, precisamente, sulla volontà di eleggere i pm, decisione che decreterebbe la fine di una giustizia italiana già lunga, martoriata e zoppicante. Se ne avesse avuto possibilità, anche il pluri-condannato Bettino Craxi avrebbe senza dubbio volentieri “dialogato” sulla questione.

agosto 25th, 2008 Informazione 1 Comments

Erano queste le parole della sigla cantata da Cristina D’Avena per il noto e omonimo cartone animato. Raccontava di poliziotti mattacchioni e combinaguai. Meno divertente, ma altrettanto fuori dalle righe è stato invece il comportamento nella scorsa sera della polizia municipale di Termoli. Tre vigili infatti, dopo aver fermato un venditore ambulante extra-comunitario perchè sprovvisto della licenza, lo hanno prima strattonato e poi trascinato sull’asfalto. Nonostante il malcapitato non opponesse violenza, un vigile prendendolo per il collo lo ha portato fino al portabagagli. Fortunatamente, per evitare a questo punto il peggio, sono intervenute alcune decine di passanti, i quali hanno obbligato la polizia a fermare la propria singolare azione di ripristino dell’ordine pubblico. Un testimone commenta: “Ho assistito a una deplorevole scena di crudeltà gratuita, i vigili urbani hanno trascinato e strattonato un ragazzo di colore perché non era in possesso della licenza. Alcuni miei amici hanno scattato delle foto con il cellulare. I vigili urbani è inutile che cerchino giustificazioni poiché non è vero che l’ambulante ha avuto una reazione eccessiva e che li ha autorizzati ad usare violenza nei suoi confronti. Ero presente ai fatti e ho ancora nelle orecchie la voce e il pianto dell’extracomunitario che supplicava”.

Totalmente diversa la visione della trama per il responsabile della polizia municipale Rocco Giacintucci, che tra l’altro non era nemmeno presente durante l’accaduto poichè in ferie: “Una cosa però è certa: se i vigili hanno agito in quel modo è perché evidentemente c’è stata una reazione spropositata del giovane. Le regole in qualche modo le dobbiamo fare rispettare. Capisco che certe scene possono apparire più o meno cruente, ma dipende dalla reazione del soggetto”. Ma da quando un poliziotto si prende tale responsabilità dichiarando di essere certo che sia andata in un modo specifico senza nemmeno essere presente? Si tratta di un insulto al corpo della polizia, ad autoconservarsi non si guadagna nulla. Le mele marce se non escono in fretta dall’apparato rischiano di intaccare tutto l’organismo, legittimando in più proprio ciò che il regolamento etico e civile vieta. Però in fondo mi spiace per questi vigili, se avessero avuto come Sindaco Alemanno quest’ultimo avrebbe spiegato alla stampa che si è semplicemente trattato dell’abituale “imprudenza” extra-comunitaria (e pensare che, pure con mia sorpresa, si era fortemente detto contrario alle impronte ai bambini rumeni).

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