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Settembre 4th, 2008 Informazione 2 Commenti

Sono troppi i punti in chiaroscuro dell’intesa ottenuta lo scorso 30 agosto tra Berlusconi e il colonnello libico Muammar Gheddafi. Il trattato accordato, secondo Gheddafi, nell’articolo 4 obbliga l’Italia a non concedere l’uso delle basi sul suo territorio nell’ipotesi di un futuro attacco contro la Libia da parte dei nostri colonizzatori americani. Una descrizione dell’intesa confermata da Palazzo Chigi, che però con le parole del ministro degli esteri Frattini aggiunge: “L’accordo prevede un reciproco impegno a non esercitare azioni di aggressione. Questo è un accordo bilaterale, non si possono rimettere in discussione tutti i trattati internazionali degli ultimi venti anni”. Non capisco quale possa essere l’utilità di tale accordo, se solo su questo patto si basa, dato che è già il nostro Art.11 della Costituzione ad affermare “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” e dove risulta già scritta la nostra non predisposizione, in realtà più volte violata, di partecipare a conflitti armati. La Libia con questa intesa spera di evitare il ripetersi di attacchi esterni, come quello americano deciso da Ronald Reagan, il quale nel 1986 inviò 45 aerei bombardieri sulla capitale Tripoli e su altri obiettivi, distruggendo la residenza di Gheddafi e ferendo mortalmente la figlia Hanna. La motivazione dell’attacco dell’ex Presidente degli Stati Uniti fu l’accusa al leader libico di finanziare gruppi terroristici e di aver contribuito all’attentato effettuato pochi giorni prima contro una discoteca di Berlino frequentata da soldati Usa.

Berlusconi, senza rendere il trattato trasparente e pubblico in maniera completa, ha preso inoltre la decisione di dare alla Libia 5 miliardi di dollari diluiti nei prossimi 25 anni, per risarcirla dei torti subiti dal nostro Paese in passato. Non dico che sia sbagliato, ci mancherebbe. Mi pare però sia necessario riflettere su quei 20.000 italiani cacciati dalla Libia nel 1970 da Gheddafi stesso, riunitisi nell’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia. L’attuale leader libico è andato al potere tramite un colpo di Stato nel 1969 ed ha appoggiato, sotto sua stessa ammissione, organizzazioni militari come l’Ira. Non c’è molto di cui vantarsi in questo. Perchè la Lega Nord sta in questo insolito silenzio sui 5 miliardi di dollari da destinare alla Libia? Viene facile pensare che ci sia in atto uno scambio di favori tra le varie fazioni della maggioranza. O più semplicemente Calderoli sta tenendo fede alle parole espresse da Marini, che a Ballarò il 6 febbraio 2008 disse sulla classe politica: “Le promesse fatte nella fase di campagna elettorale, state attenti, a volte sono uno scherzo (…). Perchè le promesse sono parte della tattica elettorale, le buone intenzioni, lo ammetto, sono migliori delle cattive intenzioni. Ma le buone intenzioni non risolvono di per sè i problemi, quindi questa è una cosa che, insomma, deve essere vista con un sorriso anche”. Quindi, votanti della Lega Nord, d’ora in poi quando direte “padroni a casa nostra”, fatelo sorridendo: si tratta di uno scherzo! Insomma, tornando al punto di partenza, credo che piuttosto di fare un’intesa con Gheddafi sarebbe stato molto più utile risolvere il problema alla radice (anche perchè se volesse, un aereo Usa potrebbe, secondo i trattati, attaccare chiunque una volta uscito dai nostri confini territoriali), puntando allo smantellamento delle basi militari americane in Italia, come quella di Vicenza, dove oggi fortunatamente per la nostra indipendenza sono arrivate notizie positive dal comitato No Dal Molin.

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