“The Economist” batte Berlusconi
Mi sono letto in toto la sentenza del Tribunale di Milano depositata in cancelleria il 26 agosto scorso e relativa alla questione The Economist – Silvio Berlusconi. Tutto ha avuto inizio il 26 aprile del 2001, con l’uscita dell’articolo “An italian story” sul giornale inglese, nel quale si descriveva il passato del nostro Presidente del Consiglio tralasciando ben pochi particolari. La copertina stessa del settimanale recitava “Perchè Berlusconi non è adatto a governare l’Italia”. L’articolo, che il giorno seguente era stato ripreso da La Repubblica (e scritto da Antonio Polito), non era piaciuto affatto a Berlusconi, il quale ha ritenuto di essere stato diffamato ed ha chiesto un “risarcimento dei danni morali in somma non inferiore ad un milione di euro”. L’esito della sentenza obbliga invece il Presidente del Consiglio a pagare tutte le spese processuali poichè le richieste avanzate secondo il Tribunale “sono inammissibili e/o improponibili e comunque infondate” poichè il giornale deve avere “piena legittimità di un penetrante, diffuso e severo esercizio del diritto di critica”.
Prima della pubblicazione dell’articolo (potete trovarlo tradotto qua), il redattore di “The Economist” aveva scritto a Berlusconi ben 51 quesiti sul suo passato, ma non era pervenuta alcuna risposta. Tra i dubbi sulla vicinanza con l’ambiente mafioso da parte del Premier che racconta il giornale inglese c’è anche la storia dello “stalliere” di Arcore: “How and why he employed Vittorio Mangano, a convicted mafioso from a powerful clan in Palermo, on his country estate near Milan for two years in the 1970s”. Nessun Tg si è messo oggi a raccontare nemmeno qualche riga dell’articolo ritenuto diffamante da Berlusconi, ma dopotutto attualmente il 90% delle televisioni è sotto il suo controllo. E poi li chiamano telegiornali, dovrebbero ridefinirli con il termine teleteatrini! Vi lascio un riassunto video di tutta la vicenda.




















