header image
Ottobre 31st, 2008 Informazione 1 Comments

E’ una bella matassa, fatta di informazioni, da sciogliere quella creatasi in queste ore sugli scontri avvenuti mercoledì 29 ottobre a Roma, in Piazza Navona. Sui giornali e in Tv se ne è parlato togliendo spazio al perchè della manifestazione e dell’ingente numero di studenti che hanno preso parte al corteo di protesta contro il decreto Gelmini. Io ho intenzione di svelare alcune bufale raccontate sulla giornata.

Come la balla dell’edizione di mercoledì sera del Tg1, che dalla propria redazione parlava di “scontri tra gruppi di studenti”, mentre l’inviato e testimone oculare di “La Repubblica” Curzio Maltese ha spiegato in diretta che, per fare un esempio, il capo dei disturbatori aveva più di 40 anni (leggermente fuori corso come studente universitario):

Mi spiace d’altra parte constatare che Beppe Grillo abbia messo in homepage e si sia appoggiato ad un video dal quale poca affidabilità si poteva avere. La trama dello stesso filmato è infatti stata in parte smentita pochi minuti fa da un’intervista ad un ragazzo del movimento di destra Casapound che, nel video riportato sul blog di Grillo, sarebbe stato accusato di essere un infiltrato della polizia. Così non era, anche se alcune fotografie lo ritraggono in toni non pacifici seppur si definisca facente parte dei manifestanti impegnati contro il decreto Gelmini. Ecco quindi la sua replica:

Ottobre 30th, 2008 Informazione none Comments

Prima di lasciarvi alla lettura della seconda parte dell’articolo scritto da Jenner Meletti l’8 giugno 2008 per l’inserto “La Domenica” del quotidiano “La Repubblica”, mi prendo il piacere di ricordare una frase sul rapporto umano con la libertà del filosofo britannico John Stuart Mill: “L’inclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici cittadini, a imporre agli altri, come norme di condotta, le proprie opinioni e tendenze è così energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori sentimenti inerenti all’umana natura, che quasi sempre è frenata soltanto dalla mancanza di poere; e poiché quest’ultimo non è in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che, se non si riesce a erigere una solida barriera di convinzioni morali contro di esso, nella situazione attuale del mondo il male si estenda”. Per questo son contento di poter discutere anche con coloro che non la pensano nel mio stesso modo sul non facile tema della bioetica. E ora vi auguro una buona lettura:

Sono ormai migliaia le persone che hanno firmato il testamento biologico che però, in assenza della legge, non ha ancora valore legale. «In Italia», dice Mario Riccio, il medico anestesista rianimatore che ha seguito Piergiorgio Welby, «tanti si dichiarano contrari a questo “testamento” precisando però di essere anche contro l’accanimento terapeutico. A me viene in mente la favola di Bertoldo, che accetta la pena di morte ma chiede di poter scegliere dove essere impiccato e non trova mai la pianta giusta. Insomma, si parla tanto di “accanimento terapeutico” — solo in Italia, perché nel linguaggio medico internazionale si parla di interventi utili o inutili — per non discutere il tema vero, quello dell’autodeterminazione. Accanimento è termine del tutto soggettivo. C’è chi non vuole l’alimentazione forzata e chi invece l’accetta. Welby ha voluto essere staccato dal respiratore artificiale e altri hanno deciso di restare attaccati alle macchine. La signora che ha rifiutato di farsi amputare una gamba ha rifiutato un intervento salvavita o un accanimento terapeutico? Così si continua a discutere per anni e non si arriva a trovare la soluzione più semplice: ogni persona ha il diritto di scegliere se, come e fino a quando essere curata». Anche il dottor Riccio è nella Consulta di bioetica fondata da Renato Boeri e oggi guidata da Maurizio Mori. «Ci sono medici, giuristi, filosofi e anche persone come Beppino Englaro, il padre di Eluana, la ragazza in stato vegetativo. Il suo caso è stato discusso nei tribunali e anche in Cassazione. Una prima sentenza disse che l’alimentazione forzata “non è terapia ma cura della persona” e come tale non può essere sospesa. La Cassazione, nell’ottobre scorso, ha invece preso atto che la ragazza in due occasioni aveva espresso la volontà di non essere mantenuta in uno stato vegetativo: un suo amico e il suo mito di ragazza sciatrice, Leonardo David, erano finiti in coma a causa di incidenti e lei aveva detto che, se fosse successo a lei, non avrebbe mai voluto essere tenuta in vita con le macchine. Ora si dovrà rifare il processo e non sarà una discussione facile. La Cassazione ha infatti stabilito che l’alimentazione artificiale potrà essere sospesa solo se si avrà “la ragionevole certezza che non ci sia un ritorno di coscienza”». Il documento da firmare presso la Consulta di bioetica si chiama «testamento di vita». «È una traduzione approssimativa», dice Mario Riccio, «dall’ingleseLiving will, la volontà del vivente. Negli ospedali americani, quando entri anche per un’otite o un menisco, ti chiedono il Living will. È scritto in due parti. Nella prima il paziente decide quali interventi accettare e quali rifiutare. Alimentazione forzata sì o no, ventilazione artificiale sì o no, rianimazione cardiaca… Tutto scritto, punto per punto.Nella seconda parte c’è invece una delega: si sceglie una persona che possa decidere al posto del malato se questi non sarà in grado di decidere da solo. Abbiamo studiato bene quel documento e la nostra Biocard, carta di autodeterminazione, ne ricalca i punti essenziali».Difficile comprendere l’opposizione a una proposta come questa. «Certo, come è difficile capire perché la schiavitù sia stata abolita solo nel Diciannovesimo secolo, perché le donne in Italia votino solo da sessant’anni, perché le stesse donne fino al 1961 non potessero fare i magistrati… Il cammino dell’autodeterminazione è lungo e difficile. Quando poi questo concetto entra in un ospedale, si scontra con il paternalismo del medico, nuovo pater familias che “per il tuo bene” decide tutto ciò che riguarda la tua salute, senza chiedere consenso e a volte senza informare. In fin dei conti il nostro è l’unico Paese dove alle ultime elezioni è stata presentata una “lista etica” a sostegno della nascita e soprattutto della “morte naturale”. Ecco un altro concetto che blocca la discussione sui temi etici. Cos’è oggi la morte naturale? Soprattutto, esiste ancora? Oggi salvo casi rarissimi si muore tutti dopo una diagnosi, una prognosi, una terapia. La morte di Giovanni Paolo II è stata giudicata “naturale” perché il Papa ha rifiutato di essere attaccato alle macchine. Per Piergiorgio Welby la morte naturale sarebbe arrivata dieci anni prima, quando fu colpito da crisi respiratoria. Lui ha vissuto altri dieci anni attaccato al respiratore poi ha detto basta. Eppure per tanti lui avrebbe dovuto aspettare un’altra “morte naturale”. E io, che ho risposto alla sua richiesta di aiuto, per Rosy Bindi avrei commesso “un omicidio di consenziente che nessun tribunale di Dio o degli uomini potrà assolvere”. Ma almeno dal tribunale degli uomini sono stato assolto». La Biocard, per la signora Giuliana Michelini, è una specie di carta di credito. «Anche se ancora non c’è la legge, spero che sia accettata dai medici. Di fronte alle mie “direttive anticipate” almeno non potranno dire di non conoscere le mie volontà. Certo, per i medici è sempre difficile accettare che qualcuno possa decidere della propria vita. Io non voglio nulla di speciale. È da una vita che mi interesso di diritti e di libertà. Mi sono battuta per i consultori delle donne, ho fatto la volontaria per i detenuti di San Vittore. Adesso voglio difendere il mio ultimo diritto: non voglio soffrire inutilmente. Non voglio prolungare la vita, se questa non esiste più. Altre persone possono fare altre scelte. C’è chi crede che la sofferenza purifichi dal peccato ma non è il mio caso. L’ostacolo più grosso è fare i conti con la propria morte. Ecco, credo di avere superato questo ostacolo. Io non chiedo — è scritto nel documento — l’eutanasia. Chiedo solo che sia rispettato il mio diritto alla dignità».

Ottobre 29th, 2008 Informazione none Comments

Dopo il mio post sulle difficili scelte in materia di aborto ed eutanasia, che mi ha permesso di confrontarmi anche con chi la pensa diversamente da me, torno sull’argomento bioetica riportando un articolo (scaricabile qua) dell’8 giugno 2008 redatto da Jenner Meletti per l’inserto “La Domenica” della testata “La Repubblica”. Questa la prima parte del pezzo:

Un bel vestito verde, il colore della speranza. «A me piace davvero stare al mondo. Ho un cancro al seno ma spero di sconfiggerlo. Purtroppo so che a volte vince lui, inutile illudersi di essere immortali. Io sono una donna che nella vita ha accettato poche volte, e malvolentieri, le decisioni prese dagli altri: e allora voglio decidere anche come morire». Giuliana Michelini, sessant’anni compiuti a gennaio, nella borsona da milanese impegnata in mille cose ha anche la «Biocard, carta di autodeterminazione». Sorride e spiega. «Insomma, è il testamento biologico o testamento di vita. Io personalmente preferisco chiamarle “direttive anticipate”. Ho scritto tutto quello che voglio sia fatto sul mio corpo quando — spero il più tardi possibile — non sarò più in grado di fare intendere le mie ragioni. Vede, per noi italiani è difficile parlare di certe cose. Siamo scaramantici. Ma io cerco di ragionare: a una certa età, e anche senza essere malata, capisci che la morte fa parte della vita. La morte, non la fine, l’esodo, l’atto finale… la morte deve essere chiamata con il suo nome. E bisogna prendere le misure giuste perché questa morte non sia preceduta da un’agonia infinita, straziante e inutile. I medici debbono fare di tutto per salvarmi la vita vera ma non possono decidere di tenermi comunque attaccata a una vita che non ha più nessun senso». Il primo incontro con la proposta di testamento biologico in un convegno di due anni fa, organizzato dalla Consulta di bioetica, fondata a Milano nel 1989, «per lo studio dei difficili problemi che si pongono nella medicina di oggi in particolare nelle situazioni di nascita e di morte». A colpire Giuliana Michelini è stata la storia di Eluana Englaro, una ragazza di Lecco in «coma vegetativo permanente» da sedici anni. «C’era suo padre, al convegno, e spiegava che anche senza nessuna speranza la ragazza viene alimentata artificialmente in un’agonia senza senso. Io allora non avevo il cancro al seno ma, come sempre nella mia vita, mi ero organizzata perché la morte non mi trovasse impreparata. Avevo già deciso di donare gli organi e di fare consegnare poi il mio corpo alla scienza, con la speranza che fosse utile per qualche ricerca. Avevo pensato anche al testamento biologico ma non avevo deciso. Poi, al supermercato, mi è successo un fatto piccolo ma importante». Il carrello della spesa, una macchia d’acqua sul pavimento. «Insomma, sono scivolata all’indietro, stavo per battere la nuca. Potrà sembrare strano ma in quel nanosecondo ho fatto in tempo a pensare: adesso sbatto la testa contro le bottiglie del vino a vado in coma. Oddio, non ho firmato il testamento. Finirò come la povera Eluana. All’ultimo istante ho messo il braccio indietro, me lo sono rovinato ma ho salvato la testa. Dopopochi giorni sono andata a firmare le mie “direttive anticipate”. Come “rappresentante fiduciario”, vale a dire la persona che dovrà garantire che siano rispettate le mie volontà, ho nominato un amico, che fra l’altro è un bravo medico». Sorride, la signora Giuliana. L’appuntamento è in un bar di San Babila, dopo una riunione della Lega italiana nuove famiglie (lei è la coordinatrice) e prima di una riunione della Consulta di bioetica. «Dopo quella firma mi sono sentita meglio. Vede, io non ho parenti stretti e sentivo dentro una certa paura. Nel momento in cui non sarò in grado di parlare o di capire — pensavo — sarò del tutto sola. Mio padre se n’è andato a novantacinque anni ma almeno aveva me vicino. Io spero sempre che la morte arrivi tardi e con un colpo secco, ma adesso so che se non va così avrò al mio fianco il “rappresentante” che farà di tutto per evitarmi le sofferenze che non sono necessarie. Ci ho pensato bene, prima di firmare le diverse clausole del testamento. Ho detto sì, ad esempio, alla rianimazione in caso di arresto cardiaco. Ho detto no a quei “provvedimenti di sostegno vitale” come l’alimentazione artificiale e altri interventi che abbiano soltanto l’obiettivo di “prolungare il mio morire”, “mantenermi in uno stato di incoscienza permanente o in uno stato di demenza avanzata non suscettibili di recupero”. In ospedale ci sarà comunque il mio rappresentante. Lui mi conosce bene, saprà decidere al posto mio. È per questo che, appena messa quella firma, ho sentito dentro un senso di pace».

Ottobre 28th, 2008 Informazione 1 Comments

Manca una settimana per conoscere il nome del nuovo Presidente americano, le cui elezioni termineranno il 4 novembre prossimo. Nelle scorse settimane ho spiegato quali siano le motivazioni che mi spingano a preferire Barack Obama o quantomeno i perchè validi per non affidarsi a John McCain. Secondo l’istituto Zogby, uno dei più pessimistici nei confronti del candidato democratico, il vantaggio sui repubblicani sarebbe del 5%. Un distacco tale che iniziano ad esserci complotti nei suoi confronti, come quello sventato poche ore fa dalla Casa Bianca e messo in opera da un paio di neonazisti. Un gruppo di italiani (”Italy for Obama“, di cui son felice di fare parte), ha organizzato un video in favore di Obama sotto l’idea del geniale Guido Giacomo Gattai, che ho avuto la fortuna di conoscere di persona qualche mese fa:

Ottobre 27th, 2008 Informazione 1 Comments

La Lega Nord, come l’Italia dei Valori, è un partito programmatico e non ideologico. Per questo ha avuto un grande successo nelle ultime elezioni, in un momento storico di sfiducia nelle istituzioni “ideologizzate”. Mi sono imbattuto in un fantastico resoconto video delle maggiori incoerenze leghiste. Ecco alcune frasi su cui riflettere in relazione all’attuale alleanza di Lega Nord con il Popolo della Libertà:

Umberto Bossi, 1998: “La procura di palermo ha più o meno le prove che le 16 holding, diciamo occulte, fanno parte in realtà dell’impianto societario della Fininvest. E’ come dire che i quattrini che investe la Fininivest arrivano da cose oscure, da Cosa Nostra”;

Umberto Bossi, 1995: “Neppure Mussolini aveva un monopolio televisivo della dimensione di quella di Berlusconi”

L’ultima novità proposta dal partito che si fa il vanto di volere eliminare gli sprechi (e poi manda militari per le città nonostante il decremento della micro-criminalità) è quella del Capogruppo alla Camera della Lega Nord Roberto Cota, il quale ha avuto l’approvazione della mozione di cui è il primo firmatario circa la separazione delle classi tra italiani e stranieri nelle scuole. Un provvedimento ideato, a suo dire, per favorire l’integrazione. Quanto meno curioso che per migliorare lo scambio interculturale si separino gli studenti, negando quello scambio indispensabile di conoscenze per evitare degenerazioni razziste. Noto con piacere che un paio di deputati del Pdl, Nicolò Cristaldi e Mario Pepe, si sono dissociati in modo netto da questa decisione. Ci tengo a concludere con una frase pronunciata da Don Lorenzo Milani, drammaticamente attuale: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”.

Ottobre 26th, 2008 Informazione 2 Comments

Il giornalista Andrea Cangini, per il “Quotidiano Nazionale”, ha raccolta alcune agghiaccianti dichiarazioni del Senatore a vita e Presidente emerito della Repubblica Italiana Francesco Cossiga (non nuovo ad esternazioni quantomeno “variopinte”) il 23 ottobre scorso. Insieme alle ultime affermazioni del Premier Berlusconi sulle manifestazioni degli universitari, considerate “non atto di democrazia”, definiscono una drammatica degenerazione del pensiero e dizionario della politica del nostro Paese. In qualche maniera Cossiga, per la volontà di accendere gli animi e fare riferimento alle Brigate Rosse, mi ricorda anche quell’editoriale di Mazza del 19 settembre 2007, appena dopo il V-Day di Beppe Grillo. Ecco una parte dell’intervista al Senatore a vita Cossiga:

Andrea Cangini: “Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?”

Francesco Cossiga: “Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia”

AC: “Quali fatti dovrebbero seguire?”

FC: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”

AC: “Gli universitari, invece?”

FC: “Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”

AC: “Anche i docenti?”

FC: “Soprattutto i docenti”

AC: “Presidente, il suo è un paradosso, no?”

FC: “Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!”

AC: “E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? “In Italia torna il fascismo», direbbero”

FC: “Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio. Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”

AC: “E’ dunque possibile che la storia si ripeta?”

FC: “Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo”.

Ottobre 25th, 2008 Diario personale 3 Comments

Sono passati 21 anni dalla mia venuta al mondo, oggi con i tanti messaggi di auguri ricevuti mi è stata data conferma che qualcosa di buono sto lasciando attorno a me. Questo è il 73° giorno consecutivo di pubblicazione sul blog, sto diventando in pratica un cronista cronico. Mi piace perchè sto costruendo una sorta di raccolta di racconti, che spero un giorno di guardare sorridendo avendo nel mio sguardo un panorama più sereno. Forse sarò meno nostalgico, ma di certo spero di non perdere la mia sensibilità e il mio piacere nel sorridere.

Proseguirò nella pubblicazione dei miei pensieri sull’attualità, sempre in relazione al mio tempo disponibile, continuando ad invitarvi nel commentare anche con criticità quello che scrivo qua. Per tenervi aggiornati sui prossimi articoli da me redatti potete iscrivervi al mio Feed Rss. Uno splendido filmato della Rete vi spiega come funziona questo strumento. Grazie per stare dedicando del tempo alle mie riflessioni.

« Previous entries 

Cerca nel blog:

Links