Il mito dello sviluppo
Mi ha sempre incuriosito l’eventualità di poter sentire ad una stessa conferenza il pensiero di Massimo Fini e Maurizio Pallante, perchè tante sono le loro affinità seppur provengano da esperienze professionali e umane probabilmente differenti in maniera abbastanza netta. Nell’oceano del web ho scoperto un incontro dove erano presenti entrambi, dal titolo “I limiti dello sviluppo” organizzato a Milano dal Movimento Zero, che si rifà alle idee di Fini, e registrato da Arcoiris Tv. Avendo già parlato dell’argomento nei miei precedenti posts rischierò di entrare tanto nello specifico, ma spero così facendo di incuriosirvi all’approfondimento della questione.
Secondo Massimo Fini il processo che ci ha portato al “mito dello sviluppo” ha avuto inizio con la prima Rivoluzione Industriale. Oggi secondo il saggista “non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre”. L’uomo viene perciò messo “al servizio dell’economia e della tecnologia”. Pallante aggiunge, logicamente: “Più consumiamo e più rifiuti abbiamo”. Questa prima serie di ragionamenti mi porta ad una riflessione: produrre più di ciò che si consuma porta inevitabilmente a diventare dipendente dagli altri. Infatti significa che darò maggiore importanza alla produzione di una certa merce tralasciando le altri che dovrò conseguentemente acquistare da altri. In questa maniera ho perso però parte della mia indipendenza. Ecco perchè vale la pena di puntare sull’autoproduzione e sull’autoconsumo.
La seconda parte dell’incontro è incentrata sull’apertura di un orizzonte che miri ad altro rispetto al marxismo e capitalismo, i quali per Fini hanno fallito così come sta fallendo il sistema dei partiti che fonda le proprie radici su quei pensieri: “Liberalismo e marxismo, nelle loro varie declinazioni, sono categorie vecchie di due secoli che non riescono a comprendere le esigenze più profonde dell’uomo contemporaneo. Che non sono quelle economiche, a mio avviso, ma sono quelle esistenziali. Il bene più prezioso per l’individuo è il tempo”. Per Fini, tra l’altro da ottobre direttore politico della nuova rivista mensile “La Voce del Ribelle”, è inevitabile un implosione del sistema. L’esperto della decrescita Maurizio Pallante si discosta dal pessimismo, per qualcuno realismo, di Fini ricordando le parole di Pasolini: “Non c’è mai disperazione senza un po’ di speranza” e nega di essersi affidato esclusivamente a Serge La Touche per quanto riguarda la costruzione del proprio pensiero perchè afferma di offrire anche proposte e soluzioni concrete. Secondo Pallante la decrescita è possibile se si utilizza la tecnologia per diminuire le merci a favore dei beni, si punta ad un nuovo stile di vita e si costruisce una determinata cultura politica. La conferenza è quindi conclusa da Fini che spiega quanto sia importante mantenere i cosiddetti “Paesi in via di sviluppo” fuori dal sistema della crescita, ribadendo il “vizio oscuro dell’occidente di voler educare alle buone maniere” e specificando che un uomo che vive con un solo euro al giorno non è per forza simbolo di povertà se il sistema attorno a lui gli permette di avere una sana esistenza. Mi accingo perciò a concludere questa sorte di riassunto dell’incontro tra i due pensatori con le parole del saggista Massimo Fini: “La qualità della vita non si misura in merci, ma sul senso della comunità, sulle amicizie”.
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Foto dello smog metropolitano scattata a Pechino nel 2003, tratta dall’album Flickr di kevindooley.
3 Responses to “Il mito dello sviluppo”
Comment from lorenzodamelio
Time dicembre 4, 2008 at 10:55 pm
Ciao Marco, ti ringrazio dell’impressionante mole di consigli di lettura.. mi basterà un anno? :) scherzo, magari hai anche dei links da propormi? Grazie, a presto!
Comment from Marco Menonna
Time dicembre 5, 2008 at 9:55 am
già, forse mi son lasciato prendere un po’ la mano… :)
in effetti sul web non c’è moltissimo, di quello che intendo io, però davvero, ti ripropongo: http://www.decroissance.org e il suo socio http://www.decrescita.it, ma tanto le cose più interessanti di entrambi i siti sono le pagine della bibliografia! =)





















Comment from Marco Menonna
Time dicembre 3, 2008 at 10:33 pm
massimo fini è senza dubbio un personaggio molto interessante, da valorizzare. pallante ancora non mi so spiegare se è disonesto con se stesso (e con tutti quelli a cui racconta la favoletta -mito- della vita felice in cascina) oppure ci crede davvero, a tutte le cose che dice… di certo fini è più coerente (realista, secondo quanto hai scritto tu).
Pallante dice si essersi discostato da Latouche che già si è discostato non poco da Nicholas Georgescu-Roegen, che era uno -a mio parere- serio (uno scenziato vero, mi verrebbe quasi da dire). e questo si spiega un po’ da solo, direi.
Ti consiglio, se ti interessa l’argomento, di leggere un po’ di Georgescu-Roegen (difficile da trovare, ahimè) e di Latouche, poi di passare ai francesi (www.decroissance.org), poi Illich ed al limite De Benoist. Poi agli italiani della Rete per la decrescita (Bonaiuti, ad esempio). Se proprio ti avanza del tempo, c’è Pallante e il MDF.
Comunque approfondire fa sempre bene, a tutti (me compreso).
buon tutto.