L’omertà dei potenti sugli insulti de “La stampa”
Il vero scandalo può capitare risieda non negli insulti, ma nelle reazioni o non reazioni ad essi. L’articolo uscito sul bisettimanale La Nuova Provincia di Biella, giornale al quale collaboro da quasi 2 anni, del 21 marzo scorso (vi invito a leggerlo se ve lo siete perso) aveva reso noto un episodio sconcertante, nel quale si riscontravano alcuni pesanti insulti provenienti da “La stampa” di Biella e rivolti ad Adriano Guala, gay fondatore dell’associazione culturale “Eurialo & Niso”. Dico che il vero scandalo può risiedere nel seguito perchè c’è tanto e troppo di non detto o deformato nei bollettini (chiamarli giornali sarebbe troppo) del potere biellese. Innanzitutto sia l‘Eco di Biella di lunedì 23 marzo che Il Biellese del 24 marzo hanno inserito la notizia come breve, dandole pochissimo peso. Nell’articolo de l’Eco di Biella non compariva nè il nome della giornalista, nè le parole spese da quest’ultima nei confronti di Guala, ma neppure era riportato il fatto che la giornalista Paola Guabello invitava al licenziamento del lavoratore Guala. Oltre l’assenza totale dell’insulto rivolto dalla redattrice al direttore de La Nuova Provincia di Biella. Il Biellese invece si è superato: negando qualsivoglia regola del giornalismo non è stata nemmeno citata la redazione dalla quale sono partiti gli insulti! E alla notizia, la cui gravità è resa pressochè incomprensibile, è stata data una forma politica assolutamente fuori luogo. Le possibilità sono due: queste redazioni sono totalmente disinformate, e quindi non si capisce a cosa servono, oppure sono completamente asservite ai potenti di turno.
Questo il commento uscito ieri su La Nuova Provincia di Biella del direttore della testata Massimo De Nuzzo, da me largamente condiviso e intitolato “L’omertà della città malata”: C’è una Biella sana e c’è una Biella malata. La Biella sana è quella fatta dalla gente comune. Gente seria e tenace. La Biella malata è quella che si spartisce potere e favori. Della Biella sana i nostri lettori sanno tutto perchè ad essa appartengono. Se fosse per l’altra Biella, invece, noi saremmo già morti da un pezzo. Non è accaduto in quanto migliaia di persone – sempre di più (grazie!) – hanno la pessima abitudine di comperare due volte alla settimana questo giornale. La Biella malata ci odia perchè non rispettiamo le sue regole. Fra un “cupio bastardo” e un onorato giornalista, noi – se il gay ha ragione – ci schieriamo con il gay. E pazienza se per questo diventiamo anche noi “bastardi”. L’amico Edoardo Tagliani, giornalista che da anni lavora in Congo per conto di unassociazione non governativa, ci ha inviato una bella mail, che non pubblichiamo per evitare l’autocompiacimento (chi è interessato può comunque trovarla su Facebook). Un passaggio però lo vogliamo riportare: “La verità – scrive Edoardo – non esiste. L’oggettività nemmeno. La miglior approssimazione umana del “vero assoluto” è la somma d’ogni “vero soggettivo”. Ha un prezzo, tale coraggiosa approssimazione: l’antipatia di tutti coloro che il “vero assoluto” non solo non cercano, ma per principio e convenienza rifuggono”. Nei salotti di BIella il “vero assoluto” sono in pochi a cercarlo. E questo perchè in quei salotti si è creato un tale intreccio di interessi, personali ed economici, da soffocare ogni fremito di giustizia. In Sicilia si chiama mafia. Qui non possiamo chiamarla mafia, anche perchè – per fortuna – manca la lupara. Esistono però molte similitudini, a cominciare dall’omertà. La Biella malata non vede, non sente e non parla. Lo aveva spiegato bene anni fa l’ex potente direttore dell’Uib Alberto Brocca: i corpi estranei vanno ignorati, isolati ed espulsi. In questo Biella è forse più brava di Palermo. Noi però non ci stiamo e, per l’ennesima volta, lo urliamo forte. Spiace, tornando sulla vicenda del “cupio bastardo”, dare l’impressione di infierire su una collega che ha sbagliato. Non è questo il nostro obiettivo. A noi preme solo sottolineare il vergognoso silenzio della città malata.
Ringrazio Liborio per avermi passato una sua “chicca”, vale a dire un’intervista fatta a Guala e a Luxuria in occasione del Biella Pride 2008.














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Time marzo 29, 2009 at 12:01 am
[...] quali esprimono il proprio sostegno nei confronti di Adriano Guala, leader del movimento gay locale insultato in questi giorni da “La Stampa” di Biella. La lettera si intitola “La nostra è terra di civiltà” e la potete leggere cliccando [...]