Guala capolista alle comunali per RC
// aprile 4th, 2009 // Informazione
Ho seguito con attenzione e sdegno la vicenda che ha riguardato Adriano Guala, cittadino biellese insultato e minacciato di essere licenziato per la propria natura omosessuale. Non voglio perciò aggiungere altro a valutazioni già fatte, piuttosto riporto la notizia uscita oggi su Liberazione, dove il consigliere di Rifondazione Comunista Roberto Pietrobon annuncia la candidatura come capolista di Adriano Guala alle comunali di Biella. Premesso che non mi piacciono i partiti ideologizzati, la scelta di puntare su Guala penso e spero porterà bene. Non so ancora chi voterò alle comunali, penso sarà molto difficile che sceglierò Rifondazione Comunista per le ragioni sopracitate e non solo, ma sono felice comincino ad entrare nell’arena persone stimabili. Auguri Adriano, te li meriti tutti!
Articolo di Checchino Antonini, da Liberazione del 4 aprile 2009
«Cupio comunista sei il primo della lista». Vicenda surreale e violentissima, quella in cui è incappato un operaio di Biella. La possiamo sintetizzare così: sembra che da una postazione – così pare – qualcuno abbia suggerito al suo padrone, un imprenditore tessile, di licenziare quell’operaio. Perchè è comunista e gay – questo vuol dire cupio, termine dialettale piemontese per ”omosessuale”. La riduzione dell’omosessuale a “contenitore” (è facile immaginare di che cosa) ha riscontro in molti dialetti, per esempio nel napoletano vasetto, nel meridionale lumino, nel toscano buco e bucaiolo, e nell’emiliano busone). Sono i primi di questo marzo quando l’operaio in questione scrive una lettera aperta al suo datore di lavoro, presidente della Zegna Baruffa. Scrive consapevole e grato di quanto finora fatto perché nessuno uscisse dall’azienda «in maniera sgradevole», ossia col massimo possibile di ammortizzatri sociali. Ma l’operaio, e con lui i suoi compagni di lavoro, sono angosciati dalle modalità della cassa integrazione, gliene sfuggono le logiche, anziché vedere una guerra tra poveri con uno stabilimento che lavora e un altro dove si campa con i 750 euro della cassa integrazione. Così. l’operaio suggerisce di lavorare meno ma lavorare tutti per venir fuori, insieme, dal mare della crisi. La lettera ha toni pacati, gentili ed esce l’11 marzo su “La nuova Provincia di Biella”. Il giorno dopo arriva anche sulle scrivanie de “il Biellese” e de “la Stampa”.Un altra testata è dell’Unione industriali, inviargli un testo del genere sarebbe inutile. Il 12 marzo, sulla cartella delle mail indesiderate, l’operaio trova questa mail indirizzata al suo datore di lavoro: «Questo è un cupio bastardo e comunista. Il De Nuzzo della Provincia lo ha pubblicato. Lui è solo bastardo (se fossi in te parlerei anche con l’avvocato Rosso per vedere se ci sta la diffamazione… non credo ma ne varrebbe la pena). Io non pubblico sta schifezza, sempre se fossi in te lo metterei in cima alla lista dei primi da licenziare. Ciao».
Adriano Guala, è lui il nostro operaio, compirà 49 anni il mese prossimo, è operaio da 31. Comunista, certo (è responsabile diritti della federazione Prc), è stato portavoce del Biella Pride e leader di Eurialo&Niso, associazione che opera sul territorio sulle tematiche glbtq. «Che cazzo hanno scritto? chi è questa qui?!», esclama leggendo il nome e cognome nello spazio che indica il mittente: si tratta di una redattrice locale dell’house organ della famiglia Agnelli. La sera stessa una seconda mail nella quale la giornalista precisa di non essere lei l’autrice materiale, la sua postazione potrebbe essere stata utilizzata da qualcun altro. «No comment» del caporedattore subito interpellato dai suoi colleghi. Adriano si consulta con Rifondazione e con le organizzazioni glbtq e convoca una conferenza stampa. Il giorno prima la redattrice in questione lo chiama, lui decide di non avere nulla da dirle. Allora lo cerca il caporedattore locale de “La Stampa” che gli raccomanda avere cura e attenzione. Guala fa ciò che ritiene giusto e, in conferenza stampa, legge le due mail senza fare nomi. I nomi li fa il giornale tirato in ballo dalla prima ,mail, quello che sarebbe «solo bastardo», ma la vicenda scompare dalle pagine e sopravvive solo sui siti gay. Per la cronaca: i dirigenti della Zegna Baruffa si sono dissociati dal contenuto della prima missiva, apprezzando i toni pacati della lettera aperta di Guala. La Filtea e la Cgil, con una telefonata privata, hanno solidarizzato con l’operaio. Solo due amministratori pubblici ci hanno messo la faccia, gli stessi che l’avevano messa dal palco del Biella Pride. “La Stampa” non ha scritto una riga. «Mai avuto problemi a vivere le mie scelte in questa città, neanche durante il Pride», racconta Guala a “Liberazione”. Eppure ci furono problemi per avere la piazza. Ma alla fine, dice Roberto Pietrobon, segretario locale del Prc, «fu uno schiaffo ai perbenisti: più di 5mila persone! In un minuto quella che era stata paventata come una mostra di culi e tette, si rivelò una piazza per i diritti e le libertà. Non sarebbe potuto avvenire senza coraggio di Adriano». La mattina, però, lo slargo all’imbocco del Corso era pieno di celtiche e scritte omofobe. Stessa regia dell’“Eteropride” messo in scena un paio di mesi prima dai ragazzotti di An, con strip tease e lap dance. Ma oltre questo poco o nulla, Guala ricorda solo una tentata aggressione al suo compagno, «più bullismo – dice – che omofobia, non succede quello che succede da voi a Roma».
Ora la faccenda è in mano ai legali per valutare una querela per ingiurie cui potrebbero accodarsi, come parti civili, le associazioni glbtq. A rompere il silenzio, una lettera di Mario Pozzo, del sindacato dei giornalisti, che denuncia l’omertà di tutti: stampa, partiti, sindacati e giornalisti: «Ringhia solo De Nuzzo. Ci mancherebbe, si è preso a sua volta del bastardo!». E sui giornali di oggi ci sarà una lettera delle Rsu della Zegna Baruffa, solidale con Guala e con le ragioni che lo hanno spinto a scrivere al datore di lavoro. Altri macchinari e altri dipendenti saranno spostati dalla fabbrica in questione: «Un altro pezzo di storia che se ne va da Valle Mosso». «Adriano impersonifica, nella sua condizione materiale, la sintesi tra battaglie per i diritti sociali e diritti civili. Ecco perché qualcuno, dal giornale di Agnelli, si scaglia contro di lui. Ecco perché Adriano sarà il nostro capolista alle comunali. Sperando che Biella, con trent’anni di ritardo, abbia il suo Harvey Milk», conclude Roberto Pietrobon, a sua volta candidato sindaco per le sinistre. Adriano, comunista e gay, sarà il primo della lista.













