Immigrazione, stipendi e istruzione: lo studio di Banca Italia

By lorenzodamelio - Last updated: sabato, agosto 22, 2009 - Save & Share - Leave a Comment

Quando si parla di immigrazione non mi piace il “buonismo” di sinistra, ma trovo ingiustificato il comportamento xenofobo dei leghisti (non vi fa sorridere la vignetta qua a fianco?). E’ sotto gli occhi di tutti che la presenza di nuova forza lavoro disposta a lavorare ad uno stipendio inferiore per forza di cose costringe a diminuire in generale gli stipendi degli operai italiani. La capacità contrattuale dei residenti matematicamente decresce. Un recente studio riferito al 2008 e pubblicato dalla Banca d’Italia conferma quanto detto e specifica la differenza degli impieghi e della scolarizzazione tra italiani e stranieri:

«L’ondata migratoria che ha investito il nostro paese negli ultimi anni non ha tolto lavoro agli italiani, ma ha aumentato le possibilità di occupazione per i cittadini del nostro paese, se non altro quelli più istruiti che mirano a posti di gestione e di amministrazione rispetto alla massa di stranieri con mansioni tecniche ed operaie e per le donne che, grazie a badanti e baby sitter, riescono a poter far fronte agli impegni fra famiglia e lavoro (…).

Secondo il rapporto inoltre gli stranieri hanno sì un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani ma scontano un più basso livello di scolarità. Questo, insieme a una maggiore concentrazione in settore e mansioni a minori contenuto professionale (il 79,3% degli stranieri occupati regolari al Centro Nord infatti fa l’operaio contro il 35,1% degli italiani), comporta che i redditi da lavoro dipendente nel settore privato degli stranieri siano inferiori di circa l’11% a quello degli italiani. Il 44% degli immigrati infatti è impiegato in occupazioni non qualificate o semi-qualificate (contro il 15% degli italiani), una percentuale che sale a quasi il 60% nel Mezzogiorno (…). Nel 2007-2008 gli alunni con cittadinanza non italiana erano 570mila (di cui in terzo nati in Italia), il 6,4% del totale».

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