Blog di Lorenzo D'Amelio
Ossia per il sottoscritto. Chiedo scusa ai miei numerosi (un po’ di merito bisogna darvelo) lettori per il fine personale del post, ma è come si suol dire per una buona causa. E’ da all’incirca un mese che sto mettendo giù idee e leggendo libri per la tesi di laurea triennale in Scienze della Comunicazione.
Il tema? Il rapporto tra social network e le organizzazioni non profit, con declinazione possibilmente di argomento ambientale e su territorio italiano (naturalmente con confronti). In parte è inesplorato, ma sta diventando la nostra quotidianità. Per questo me ne sono interessato. Facebook, per dire, ha molti lati oscuri. E si rischia di confondere le sue funzioni di rimanere in “contatto” con la parola “amicizia”. Ma, tralasciando alcune finezze, per alcuni giornalisti è ormai indispensabile strumento di lavoro.
Con questo post vi invito quindi ad inviarmi tutto il materiale possibile e immaginabile di particolare interesse sull’argomento che per caso o meno vi può capitare di incontrare sul web. Grazie in anticipo, già solo per la pazienza di aver letto questo post ad personam.
Solamente un paio di anni fa ero senza connessione ADSL, in pratica ero fuori dal mondo. Le opportunità di ampliare le mie conoscenze che ho avuto fino ad ora sono state strabilianti. Da studente in Scienze della Comunicazione credo che pure nelle Università non sia adeguatamente sfruttato il mezzo internet. Credo che ogni allievo nel mio corso di laurea dovrebbe avere quasi obbligatoriamente un blog personale. Perchè ogni nodo della Rete fa crescere il web stesso e allo stesso modo più il web cresce e maggiori potenzialità sviluppa la Rete.
Ma in questo post voglio parlare d’altro, dando un po’ i numeri sulle visite ricevute fino ad ora. Sono la bellezza di oltre 50mila visite uniche dal 30 novembre 2008 (quando ho attivato le statistiche da Histats.scom), seppur il blog sia attivo da agosto 2008 con ad ora 805 post e 673 commenti. E’ un risultato straordinario in particolare per il (mai sufficiente) tempo che vorrei dedicarci. Devo ammettere che alcuni di voi mi hanno aggiunto anche su Facebook per essere aggiornati in tempo reale sulle news del Biellese, italiane e internazionali.
In effetti son diventato semi-dipendente dai social network, perciò vi assicuro che aggiungendo il mio profilo Facebook, Twitter e FriendFeed di certo non vi annoierete. Oppure potete affidarvi al pratico Feed Rss del blog. Prendo inoltre la palla al balzo per segnalarvi che ho lanciato da poco “L’informattivo”. Suggerimenti, apprezzamenti e critiche costruttive saranno ben accolte. Potete contattarmi tramite la pagina dedicata “scrivimi”.
Cosa ne pensa la Regione Piemonte della diga sul Sessera e della privatizzazione dell’acqua? Non c’era migliore modo di saperlo se non chiederlo all’assessore all’ambiente De Ruggiero (PD), che il 2 ottobre scorso aveva promesso a me e ad altri membri dei Grilli biellesi un’intervista.
L’assessore, soprattutto sulla privatizzazione dell’acqua, sembra quasi avere uno sdoppiamento psicologico. E realizza una sorta di apoteosi del “ma anche” tipico del PD. In sunto dice di essere favorevole alla partecipazione privata, ma anche che considera migliore quella pubblica, ma anche che non c’è bisogno della compartecipazione privata, ma anche che il controllo interamente pubblico però è un problema, ma anche che non capisce perchè dare il 40% della gestione ai privati.
Insomma, limpido come una pozzanghera.
Sabato 21 novembre ero all’Expo Ecolife di Gaglianico, presso Biella Fiere. Insieme ad amici abbiamo intervistato l’assessore all’ambiente De Ruggiero, ma di questo ve ne parlerò in un post dedicato.
Sotto i riflettori ora voglio mettere il sottotitolo dell’evento: “Fiera interattiva per un futuro sostenibile”, che presuppone quindi una particolare attenzione all’ambiente. Non che non sia stata mostrata dalle varie aziende che fanno in un certo senso virtuosamente profitti tutelando la nostra atmosfera. L’errore però se non è stato loro è avvenuto per inadeguata gestione degli organizzatori.
Non è per niente facile gestire un evento di queste dimensioni, lo so bene. Ma credo che sia proprio in questi luoghi che vada dato il buon esempio. La foto qua a fianco (scattata dal mio cellulare) incornicia perfettamente il problema. Capite che non è molto coerente parlare tre giorni di corretta gestione dei rifiuti e poi non permettere (o evidentemente non indicare adeguatamente eventuali raccoglitori differenziati, perchè non li abbiamo visti) ai visitatori di gettare i diversi rifiuti in maniera separata, oltre ad usare distributori di prodotti non alla spina (nel consegnarci i toast erano usati piatti di plastica usa e getta).
Voglio dire, nemmeno io sono perfetto, ci mancherebbe. Anzi, mi capita più volte (per mia sbadataggine, ahimè), di scordare la borsa in tela per fare la spesa (così spesso se compro poche cose le porto in auto a mano), ma la differenziata a casa mia la faccio! Sono tutti costi che ricadono sulla collettività, nella nostra bolletta dei rifiuti. E tutto questo come al solito mentre i nostri “amministratori” sfilano da una conferenza all’altra.
La terra di mio padre, la Lucania, non ho mai avuto occasione di conoscerla. Ma credo di non esagerare se dico di aver l’impressione che difficilmente si sarebbe potuta raccontare meglio. Il talento mostrato da Leonardo Dalessandri in questo corto intitolato “Ghost Town” penso sia decisamente fuori discussione.
Più leggo questa riflessione e più sono d’accordo con la tesi sostenuta. Dal blog Ecco Cosa Vedo:
«Nell’immaginario collettivo è presente il concetto di rivoluzione associato a quello di rabbia. La rabbia è stata spesso utilizzata nelle insurrezioni popolari e nelle guerre, ed è facilmente sfruttata per manipolare e sobillare le folle. In breve, la rabbia, può servire a darci maggiore impeto e forza quando vogliamo distruggere qualcosa. Ma cosa accade quando il nemico da combattere non è un singolo dittatore né un gruppetto di persone di una certa ideologia politica, ma è l’intera società di cui tutti facciamo parte? Se dobbiamo affrontare il mondo nella sua interezza, e non una sua parte, allora la rabbia ci può essere utile? (…)
Abbiamo di fronte un nuovo nemico, che è il prodotto delle coscienze ogni singolo individuo del pianeta e non si può combattere se lo affrontiamo un pezzo alla volta, perché l’interconnessione di tutte le sue parti è ormai imprescindibile. Allo stato attuale, se non si affronta il problema con una visione d’insieme, potremo, al massimo, sostituire la facciata del problema e spostare sempre più nel futuro la soluzione della sua vera radice (…). La questione non sarà messa a tacere nemmeno affrontando un singolo partito o un singolo gruppo economico.
Al contrario dei problemi conosciuti nel passato, ora abbiamo la necessità di apportare un cambiamento generale in tutta la struttura, e non solo in una sua parte. Per rivoluzionare completamente il sistema sociale è necessario quindi un consenso ampissimo che agisce su molti fronti contemporaneamente. Finché il consenso è parziale e frammentato, al massimo avverranno continue sostituzioni di leader o di partiti politici, ma sempre mantenendo inalterato il meccanismo di base che genera la maggior parte dei problemi moderni.
E’ quindi necessario preparare e curare un ambiente che sia più fertile possibile per lo sviluppo di un consenso senza divisioni, trasversale a qualsiasi possibile gruppo o ideologia. In questo, la rabbia, non è mai completamente imparziale: ha sempre un oggetto, spesso mentale, verso cui è indirizzata. Quando nella società è presente la rabbia allora ci sono delle divisioni fra gruppi di persone: chi prova rabbia e chi si sente oggetto della rabbia. Nelle ideologie che supportano la rabbia c’è sempre una parte di società che si sente offesa e quindi freniamo alcune parti che invece dovremmo rendere ricettive all’ apprendimento. Alcuni esempi classici sono l’animalista aggressivo verso chi maltratta gli animali, oppure il comunista indignato verso chi ha il potere economico e sfrutta gli indifesi. Se vogliamo favorire un risultato diffuso dovremmo invece riuscire a stimolare ogni componente della società ad essere aperto a riflettere (…)
La parte della società che è aggredita ideologicamente o fisicamente non sarà mai stimolata ad accettare le idee opposte, anzi, spesso reagirà proteggendosi e rinvigorendo la divisione (…). Come molti sanno, le divisioni non fanno altro che limitare lo sviluppo dei consensi dal basso. Un clima di divisioni e incertezze limita il peso della volontà dei cittadini a favore del peso di chi impartisce le soluzioni dall’alto (…). Il terreno più fertile per favorire le introspezioni che portano alla comprensione è un ambiente pieno di calma e sicurezza. La rabbia non è più rivoluzionaria, abbiamo una nuova arma che dobbiamo imparare ad usare con cura… E’ la più efficiente e vantaggiosa per il mondo intero: La Serenità».
Luigi De Magistris (IdV), presidente della Commissione di controllo del bilancio dell’Unione Europea, interviene dal suo blog sulla questione Valledora (mentre al consiglio comunale di Biella continuano a pensare ad altro):
«In provincia di Biella e Vercelli, nella zona della Valledora vi è una tale quantità di discariche che impatta pesantemente il sistema ambiente. Un’effetto potrebbe essere l’inquinamento delle falde acquifere sottostanti con sostanze nocive. Vi sono studi che sottolineano la vulnerabilità del territorio. Purtroppo per i cittadini che vivono intorno alle innumerevoli discariche, la qualità della vita ne risulta gravemente compromessa.
Già il TAR del piemonte ha bloccato l’allargamento della discarica di Cavaglià, ed i cittadini sono in attesa della ulteriore valutazione del “Consiglio di Stato”; la Magistratura di Vercelli sta indagando su un presunto episodio di interramento di rifiuti pericolosi in un’altra discarica. Il rispetto delle regole deve passare anche per il rispetto del territorio che è fondamentale per il nostro futuro.
Anche se ad oggi le singole autorizzazioni per i depositi di rifiuti sono in regola, da ora in avanti sarebbe auspicabile procedere nelle ulteriori valutazioni sulla base di una visione globale del terriorio e non solo su basi singole o su basi legate a discutibili emergenze da superare. Cave trasformate in depositi di rifiuti nel territorio in cui scorre il fiume Dora: è emergenza ambientale».
La fotografia è tratta dall’album di karltra.