Perchè una tesi di laurea sui bilanci partecipativi?
Da pochi giorni sto lavorando alla mia tesi di laurea magistrale in Comunicazione e Culture dei Media presso l’Università degli Studi di Torino. La mia prima opera, intitolata “Social network e non profit: le potenzialità del volontariato online” (scaricabile qua in CC) – discussa per la triennale nel 2009 e di cui il relatore era il Prof. Vittorio Pasteris – aveva raccolto diversi suggerimenti facendo da apripista ad il primo libro in Italia sul genere: “Social network per il non profit”, pubblicato nell’estate 2011 e che mi accingerò a leggere appena possibile.
Spero che la mia tesi magistrale, per ora intitolata “We-gov: il valore dell’e-participation nei bilanci partecipativi d’Italia” abbia stessa se non migliore sorte. Fiducioso nella forza della Rete attendo suggerimenti e link da amici e non, mi curerò di tenere a mente chi avrà collaborato al progetto che prima di essere universitario è mosso da una necessità civica. Di seguito pubblico un accenno all’abstract (qua completo in pdf) appena consegnato ai due docenti con cui sto lavorando.
«La scelta di impegnarmi su di una tesi nel campo dei bilanci partecipativi è dovuta ad un desiderio personale di voler contribuire dal punto di vista comunicativo nel fornire strumenti adeguati alla società in cui vivo, che chiede sempre più di poter contare maggiormente nelle scelte riguardanti la pianificazione e lo sviluppo delle proprie città (…).
L’attuale crisi finanziaria sta accelerando le problematiche economiche e sociali delle famiglie, ma al contempo crescono le risposte creative per la risoluzione di tali difficoltà. Tra queste vi sono diverse pratiche di democrazia diretta, tra cui quella del bilancio partecipativo che è stata sperimentata solo recentemente in Italia. L’ONU e la Banca Mondiale lo definiscono “strumento efficace di gestione pubblica” e in Europa il suo utilizzo da parte delle pubbliche amministrazioni è in crescita esponenziale: 342.000 persone coinvolte nel 2000, oltre 6 milioni e mezzo nel 2008.
L’obiettivo della tesi è quindi quello di considerare gli esperimenti attuati in Italia e quelli ad oggi attivi, valutarne l’efficacia concreta, i punti di forza e di debolezza nella strategia comunicativa ed in particolare evidenziare il reale valore degli strumenti di e-participation utilizzati per praticare e promuovere il bilancio partecipativo, individuando in esso l’evoluzione dell’e-government (…).
Bilancio partecipativo non significa solamente la gestione da parte dei cittadini delle proprie risorse economiche e priorità di spesa, ma anche inclusione sociale (ad es. verso gli stranieri – oggi il 7% della popolazione italiana – che possono così iniziare a contare mentre attendono il diritto di voto) ed educazione civica (ad es. verso i ragazzi inferiori ai 18 anni che possono iniziare a comprendere ed utilizzare gli strumenti democratici).
(…) In particolare mi soffermerò sul recente (avviato nel settembre 2011) progetto “Dire, fare, partecipare” di Capannori, Comune di 46.000 abitanti che prevede di far decidere alla cittadinanza come investire 400.000 euro del proprio bilancio. I comuni tra 40.000 e 60.000 abitanti sono circa 100 in Italia, l’esempio sarebbe quindi potenzialmente (se si verificherà valido) replicabile anche altrove in futuro.
Gran parte dell’analisi sarà dedicata soprattutto all’approccio online adottato dalle istituzioni per verificare l’efficienza del web e dei social media nel praticare e promuovere il bilancio partecipativo (un caso di studio sarà ad es. la piattaforma di votazione digitale del Comune di Parma)».
4 Responses to “Perchè una tesi di laurea sui bilanci partecipativi?”
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