Social network, decrescita, politica e altro: il blog di Lorenzo D'Amelio
«Durante la sua carriera, LUI si macchio più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbero meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (…). Perché il popolo tollerò o favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo.
Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finchè LUI era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel migliore dei casi come dei fessi (…). Il popolo italiano è cosiffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere (…) esso sceglie il suo tornaconto. LUI, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo.
Presso un popolo onesto e libero, LUI sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito (…). Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. In Italia, fu LUI. Perchè è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti (…).
Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli intelligenti poichè costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacchè, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare».
Elsa Morante parlando di Mussolini (per effetto suspence e per evidenti analogie ho sostituito il nome con LUI).
E fortuna che le televisioni lo hanno raccontato come un semplice comizio del PdL. Andrea mi ha girato questo filmato che non potevo non pubblicare: racconta l’arrivo di Mr. B a Milano ripreso dalla telecamera di Marco.
E l’imperdibile seconda parte.
Siamo spesso spronati a schierarci da una parte o dall’altra, lo stesso sta avvenendo con il caso della statuetta in faccia a Mr. B. Da una parte i fan dello psicopatico Massimo Tartaglia, dall’altra chi solidalizza senza mezzi termini con il premier (che proprio tutto equilibrato non mi pare).
La “violenza” non ha solcato ieri per la prima volta il suolo italiano, c’è già stata al G8, nei confronti degli universitari che difendono il diritto ad essere istruiti, è già stata attuata non verbalmente ma con le leggi che hanno provocato gli attuali lavoratori precari esasperati.
Oltre alla mia breve riflessione, vi invito ad ascoltare l’opinione di Paolo Papillo, sentire l’ultima puntata di Passaparola e leggere quella di Di Pietro.
L’appello alle dimissioni del presidente del consiglio dal sito www.noberlusconiday.org:
«A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali – come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra “una dittatura”- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento.
Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri.
Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte».
Il No Berlusconi Day, manifestazione nata dalla Rete per chiedere le dimissioni di Al Tappone, si avvicina. Avrà il suo apice il 5 dicembre a Roma. La mia adesione, almeno online, direi che potete considerarla scontata.
Intanto il blogger Byoblu con una telecamera nascosta svela i festeggiamenti all’interno del PdL per il ddl sul processo breve.
Prenderli per il culo è sempre l’arma più forte.
Ciò che appare differisce, spesso, dalla sostanza. De Benedetti e Berlusconi sembrano scontrarsi, secondo l’ultima vicenda giudiziaria che prevede il risarcimento di 750 milioni di euro a De Benedetti. In realtà nella finanza italiana questo è un affare come tanti, dove conta il business e non la politica.
In un’altra situazione De Benedetti e Berlusconi vanno infatti a braccetto. Ringrazio Andrea per avermi segnalato quello che ho recuperato dal Corriere della Sera di luglio 2005: «Il Cavaliere e l’Ingegnere “fanno pace” e diventano soci: insieme investiranno 50 milioni a testa in una nuova società, quotata in Borsa, che avrà il compito di risanare aziende medie italiane in difficoltà (con almeno 100 milioni di fatturato), rilanciarle e rivenderle».
La società era la Cdb Web Tech, ora diventata Dea Capital SpA dopo l’acquisizione di De Agostini di una quota azionaria del 58,3%. Il capitale, rimpinguito dalla presenza tra il resto di Luca Cordero di Montezemolo, alla nascita era di 500 milioni di euro. Ora supera i 773 milioni.
Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, ha messo in luce alcuni aspetti incoerenti del PdL. Prima si è distanziato dagli appartenenti alla massoneria, poi ha evidenziato la mancanza di democraticità interna al partito. Quindi, sempre senza rinnegare la sua volontà di appartenere al Popolo della Libertà, ha proseguito citando il premier a Nessma Tv e ribadendo la necessità di dare il voto agli stranieri nelle amministrative.
Infine, nonostante appaia lui stesso come principale incoerente essendo in tale partito, ha sottolineato l’importanza: di essere contro le mafie, di dover ridurre i parlamentari e di una discussione, mancata, sul testamento biologico. All’estero e in Italia parlano di scissione Berlusconi-Fini, può essere che Fini si stia preparando ad un futuro passaggio del testimone?