header image
Giugno 30th, 2009 Informazione none Comments

Una manifestazione fatta di pace, per i diritti sessuali e la laicità dello Stato. Il corteo che sabato 27 giugno ha percorso Genova per l’omonimo Pride è stato letteralmente un fiume di cittadini.

Se i principali mass media hanno nascosto la sorridente manifestazione, un filmato caricato su Youtube Italia è stato tra i più visti delle ultime ore. Il video in questione comprende un breve servizio su alcuni portavoce politici o dei movimenti a sostegno della giornata.

Giugno 24th, 2009 Informazione none Comments

Gaetano Saya è il presidente del partito nazionalista italiano. Oltre a vantarsi di essere stato arrestato, sul proprio profilo in internet dichiara di essere amico di Licio Gelli. Il suo intervento su youtube in favore della Guardia Nazionale Italiana – relativa alle cosiddette “ronde nera” – ha aperto quesiti sulla vicinanza di tale movimento al fascismo.

Per fortuna c’è la G.G.N.I. (Guarda Guardia Nazionale Italiana) che veglia su di noi.

Aprile 14th, 2009 Informazione none Comments

La vita sul nostro pianeta non ha prezzo. Eppure ce la stiamo giocando per pochi euro, la stiamo svendendo e tornare indietro sarà sempre meno facile. Pino Pagliani, giornalista di PeaceReporter.net ha seguito l’uscita sul mercato dell’automobile Nano fabbricata dall’azienda indiana Tata per conto della Fiat. La Nano in India sarà venduta a 1.500 euro ed entro un paio di anni dovrebbe essere commercializzata in Europa al prezzo di 5.000 euro per rispondere agli equipaggiamenti di sicurezza necessari per essere a norma. Gli interessi economici stanno prevalendo ancora una volta sui diritti umani delle popolazioni locali, riprendo alcune frasi pubblicate il 24 marzo scorso dal giornalista:

India, Nano rosso sangue – di Pino Pagliani
“La produzione infatti sarà molto limitata per il 2009 a causa dei ritardi nella costruzione della fabbrica nel Gujarat, dove la Tata ha dovuto trasferire lo stabilimento inizialmente impiantato nel Bengala Occidentale, dove nel 2007 i contadini locali si erano ribellati all’esproprio dei terreni. Una protesta repressa con una violenza inaudita dalle autorità locali. Un anno fa la nostra rivista aveva pubblicato un reportage su questi drammatici eventi, ignorati dalla stampa italiana per non creare imbarazzi alla Fiat. Un anno fa a Singur, distretto di Hoogly, nello stato del Bengala Occidentale, viene trovato in una fossa, semicarbonizzato, il cadavere di Tapasi Malik, una giovane contadina. La polizia statale si affretta ad archiviare il caso come ‘suicidio’. Tapasi si era distinta nella lotta contro gli espropri dei terreni richiesti dalla multinazionale indiana Tata Motors, che a Singur pretende mille acri per impiantare una fabbrica di utilitarie a basso costo con la collaborazione della Fiat. Come atto di terrorismo contro la resistenza dei contadini, la giovane è stata sequestrata di notte, strangolata e bruciata. Prima di essere uccisa, Tapasi è stata violentata in gruppo dai suoi assassini. Per questo crimine la polizia federale ha fatto arrestare il responsabile locale del Partito comunista indiano marxista (Cpm) che è al potere in questo stato. L’uomo non è nemmeno stato sospeso dal suo partito”.

“Le denunce di stupri compiuti da singoli o da interi gruppi di poliziotti aumentano nei giorni seguenti. Medha Patkar, la nota attivista sociale indiana, visita nell’ospedale di Nandigram una bambina di 10 anni che è stata seviziata con il lathi (il manganello di bambù in uso nelle forze di polizia indiane). Ma il primo ministro bengalese Buddhadeb Bhattacharjee, detto il ‘Buddha Rosso’, ribadisce che non ha niente di cui discolparsi. Non è dello stesso parere il governatore del Bengala Occidentale, Sri Gopalkrishna Gandhi, nipote del Mahatma, che dopo aver dichiarato di provare “un orrore agghiacciante” per i fatti di Nandigram ed essere andato a visitare i feriti, censura l’operato del Left Front (il Fronte delle Sinistre capeggiate dal Cpm che governo questo stato) domandandogli “a quale pubblico interesse giovi lo spargimento di tutto questo sangue umano”. La domanda di Gopalkrishna Gandhi intende mettere il governo delle Sinistre con le spalle al muro: infatti il Left Front, per poter espropriare i contadini, sta utilizzando una legge coloniale britannica (il Land Acquisition Act del 1894 ) che prevede l’esproprio a fini di ‘pubblica utilità’ e non, come in questo caso, per dare terreni a imprese private. Lo scorso novembre il Cpm decide che deve a tutti i costi ‘risolvere’ la questione Nandigram. Dopo alcune riunioni interne dove si lanciano gli slogan ‘uccidi o vieni ucciso’, ‘noi o loro’, il partito invia le sue squadracce alla riconquista dei villaggi di Nandigram. Nessuno ancora sa cosa sia successo. A lungo è stato impedito ai giornalisti di accedere alla zona. I pochi che ci sono riusciti hanno letteralmente testimoniato che “c’era sangue da tutte le parti. Alla fine, per sedare gli scontri, il governo federale ha deciso di inviare la Central Reserve Police Force, che peraltro si è lamentata della non collaborazione della polizia locale. Gli attivisti del Comitato di resistenza contro lo sfratto dalle terre non osano tornare nelle loro case per paura di ritorsioni. E come al solito la violenza sulle donne si è rivelata una pratica regolare”.

“E in Italia, coinvolta in questa vicenda tramite la Fiat, cosa si dice di queste violenze? Silenzio assoluto. Il responsabile comunicazione del gruppo Fiat, sollecitato ad esprimersi sui fatti di Singur, ha risposto: “Da dove arrivano (le auto) e come vengono fatte non ci riguarda”. Possiamo azzardare che questa dichiarazione non sembra proprio in linea con gli impegni di ‘responsabilità sociale’ sottoscritti dalla Fiat. Ma in Italia si ragiona per sillogismi: denunciare e criticare il governo del Bengala Occidentale vuol dire criticare i nostri investimenti e accordi di business bengalesi. Criticare i nostri investimenti e accordi di business bengalesi, vuol dire criticare la politica del nostro establishment economico e del governo. Conclusione: non si può fare. Semplicemente non c’è lo spazio per farlo. Ci è richiesto di recepire unicamente un’immagine dell’India che, soprattutto, tenga ben lontano da noi lo spettro inquietante delle centinaia di milioni che non ce la fanno, delle donne stuprate e a cui tagliano i seni, delle decine di milioni di tribali con la vita devastata dagli espropri, dalle violenze e dalle miniere d’uranio a cielo aperto. Ma ciò che è più importante è evitare che le persone si accorgano che lo sviluppo indiano è lo specchio, non deformante ma fedele, della deformità del nostro stesso sviluppo”.

Aprile 12th, 2009 Informazione 1 Comments

Qual’è il modo migliore per essere informati sui fatti dell’Abruzzo? Seguire i bloggers locali. L’ho fatto andando sul sito, già parecchio visitato, di Anna Pacifica Colasacco alias Miss Kappa la quale già il 31 marzo scriveva: “Sono tre mesi che a L’Aquila la terra trema. Quasi trecento scosse. Ieri alle 15,38 c’è stata quella fortissima. Panico in tutta la città. A seguire, altre quattro abbastanza intense. E stamani alle 8 un’altra ancora. Io ho dormito in auto. Sono terrorizzata. A presto. Spero”.

Il giorno dopo la grande scossa tellurica del 6 aprile ha invece intitolato un post “L’aquila non c’è più” dove ha aggiunto: “Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO. NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita”.

Intanto il nostro premier ironizza sulla situazione paragonando le tendopoli ai camping, creando sconcerto e sdegno tra gli abruzzesi, in un’intervista mai mandata in onda dalla Rai che commenta invece il giornalista tedesco Udo Gumpel.

Aprile 4th, 2009 Informazione none Comments

Ho seguito con attenzione e sdegno la vicenda che ha riguardato Adriano Guala, cittadino biellese insultato e minacciato di essere licenziato per la propria natura omosessuale. Non voglio perciò aggiungere altro a valutazioni già fatte, piuttosto riporto la notizia uscita oggi su Liberazione, dove il consigliere di Rifondazione Comunista Roberto Pietrobon annuncia la candidatura come capolista di Adriano Guala alle comunali di Biella. Premesso che non mi piacciono i partiti ideologizzati, la scelta di puntare su Guala penso e spero porterà bene. Non so ancora chi voterò alle comunali, penso sarà molto difficile che sceglierò Rifondazione Comunista per le ragioni sopracitate e non solo, ma sono felice comincino ad entrare nell’arena persone stimabili. Auguri Adriano, te li meriti tutti!

Articolo di Checchino Antonini, da Liberazione del 4 aprile 2009
«Cupio comunista sei il primo della lista». Vicenda surreale e violentissima, quella in cui è incappato un operaio di Biella. La possiamo sintetizzare così: sembra che da una postazione – così pare – qualcuno abbia suggerito al suo padrone, un imprenditore tessile, di licenziare quell’operaio. Perchè è comunista e gay – questo vuol dire cupio, termine dialettale piemontese per ”omosessuale”. La riduzione dell’omosessuale a “contenitore” (è facile immaginare di che cosa) ha riscontro in molti dialetti, per esempio nel napoletano vasetto, nel meridionale lumino, nel toscano buco e bucaiolo, e nell’emiliano busone). Sono i primi di questo marzo quando l’operaio in questione scrive una lettera aperta al suo datore di lavoro, presidente della Zegna Baruffa. Scrive consapevole e grato di quanto finora fatto perché nessuno uscisse dall’azienda «in maniera sgradevole», ossia col massimo possibile di ammortizzatri sociali. Ma l’operaio, e con lui i suoi compagni di lavoro, sono angosciati dalle modalità della cassa integrazione, gliene sfuggono le logiche, anziché vedere una guerra tra poveri con uno stabilimento che lavora e un altro dove si campa con i 750 euro della cassa integrazione. Così. l’operaio suggerisce di lavorare meno ma lavorare tutti per venir fuori, insieme, dal mare della crisi. La lettera ha toni pacati, gentili ed esce l’11 marzo su “La nuova Provincia di Biella”. Il giorno dopo arriva anche sulle scrivanie de “il Biellese” e de “la Stampa”.Un altra testata è dell’Unione industriali, inviargli un testo del genere sarebbe inutile. Il 12 marzo, sulla cartella delle mail indesiderate, l’operaio trova questa mail indirizzata al suo datore di lavoro: «Questo è un cupio bastardo e comunista. Il De Nuzzo della Provincia lo ha pubblicato. Lui è solo bastardo (se fossi in te parlerei anche con l’avvocato Rosso per vedere se ci sta la diffamazione… non credo ma ne varrebbe la pena). Io non pubblico sta schifezza, sempre se fossi in te lo metterei in cima alla lista dei primi da licenziare. Ciao».

Adriano Guala, è lui il nostro operaio, compirà 49 anni il mese prossimo, è operaio da 31. Comunista, certo (è responsabile diritti della federazione Prc), è stato portavoce del Biella Pride e leader di Eurialo&Niso, associazione che opera sul territorio sulle tematiche glbtq. «Che cazzo hanno scritto? chi è questa qui?!», esclama leggendo il nome e cognome nello spazio che indica il mittente: si tratta di una redattrice locale dell’house organ della famiglia Agnelli. La sera stessa una seconda mail nella quale la giornalista precisa di non essere lei l’autrice materiale, la sua postazione potrebbe essere stata utilizzata da qualcun altro. «No comment» del caporedattore subito interpellato dai suoi colleghi. Adriano si consulta con Rifondazione e con le organizzazioni glbtq e convoca una conferenza stampa. Il giorno prima la redattrice in questione lo chiama, lui decide di non avere nulla da dirle. Allora lo cerca il caporedattore locale de “La Stampa” che gli raccomanda avere cura e attenzione. Guala fa ciò che ritiene giusto e, in conferenza stampa, legge le due mail senza fare nomi. I nomi li fa il giornale tirato in ballo dalla prima ,mail, quello che sarebbe «solo bastardo», ma la vicenda scompare dalle pagine e sopravvive solo sui siti gay. Per la cronaca: i dirigenti della Zegna Baruffa si sono dissociati dal contenuto della prima missiva, apprezzando i toni pacati della lettera aperta di Guala. La Filtea e la Cgil, con una telefonata privata, hanno solidarizzato con l’operaio. Solo due amministratori pubblici ci hanno messo la faccia, gli stessi che l’avevano messa dal palco del Biella Pride. “La Stampa” non ha scritto una riga. «Mai avuto problemi a vivere le mie scelte in questa città, neanche durante il Pride», racconta Guala a “Liberazione”. Eppure ci furono problemi per avere la piazza. Ma alla fine, dice Roberto Pietrobon, segretario locale del Prc, «fu uno schiaffo ai perbenisti: più di 5mila persone! In un minuto quella che era stata paventata come una mostra di culi e tette, si rivelò una piazza per i diritti e le libertà. Non sarebbe potuto avvenire senza coraggio di Adriano». La mattina, però, lo slargo all’imbocco del Corso era pieno di celtiche e scritte omofobe. Stessa regia dell’“Eteropride” messo in scena un paio di mesi prima dai ragazzotti di An, con strip tease e lap dance. Ma oltre questo poco o nulla, Guala ricorda solo una tentata aggressione al suo compagno, «più bullismo – dice – che omofobia, non succede quello che succede da voi a Roma».

Ora la faccenda è in mano ai legali per valutare una querela per ingiurie cui potrebbero accodarsi, come parti civili, le associazioni glbtq. A rompere il silenzio, una lettera di Mario Pozzo, del sindacato dei giornalisti, che denuncia l’omertà di tutti: stampa, partiti, sindacati e giornalisti: «Ringhia solo De Nuzzo. Ci mancherebbe, si è preso a sua volta del bastardo!». E sui giornali di oggi ci sarà una lettera delle Rsu della Zegna Baruffa, solidale con Guala e con le ragioni che lo hanno spinto a scrivere al datore di lavoro. Altri macchinari e altri dipendenti saranno spostati dalla fabbrica in questione: «Un altro pezzo di storia che se ne va da Valle Mosso». «Adriano impersonifica, nella sua condizione materiale, la sintesi tra battaglie per i diritti sociali e diritti civili. Ecco perché qualcuno, dal giornale di Agnelli, si scaglia contro di lui. Ecco perché Adriano sarà il nostro capolista alle comunali. Sperando che Biella, con trent’anni di ritardo, abbia il suo Harvey Milk», conclude Roberto Pietrobon, a sua volta candidato sindaco per le sinistre. Adriano, comunista e gay, sarà il primo della lista.

Marzo 30th, 2009 Informazione none Comments

E’ palese il mio sostegno a coloro che vogliono sia riconosciuta la propria identità omosessuale, penso sia doveroso difendere questa libertà di espressione, così come quella di parola. Per questo riporto una riflessione controcorrente di Federico Zamboni, sulla canzone di Povia “Luca era gay”, uscita nel n°6 de La Voce del Ribelle, mensile di cui il direttore politico è Massimo Fini. La scommessa della rivista di Fini sta avendo successo, alla nascita ha avuto pure l’elogio di Travaglio e rimane per me un simbolo di vera informazione in mezzo ad un panorama di giornali trasformatisi in uffici stampa del potere.

Clicca sull’immagine per ingrandirla, per continuare leggi pagina 54 e pagina 55.

Marzo 29th, 2009 Informazione none Comments

Su La Nuova Provincia di Biella di ieri è stata pubblicata in prima pagina la lettera degli amministratori Davide Bazzini, per la Provincia di Biella, e Alberto Zola, per il Comune di Biella, i quali esprimono il proprio sostegno nei confronti di Adriano Guala, leader del movimento gay locale insultato in questi giorni da “La Stampa” di Biella. La lettera si intitola “La nostra è terra di civiltà” e la potete leggere cliccando qua. Sono felice di questo gesto, ma è indecente il silenzio degli altri politici in particolare di Pdl e Lega Nord dai quali per quanto si sa pubblicamente è giunto solamente il più omertoso silenzio.

Uno scatto, tratto dall’album del mio amico Federico, del Biella Pride tenutosi in città il 14 giugno 2008 e al quale sono felice di aver partecipato da eterosessuale quale sono.

« Previous entries 

Cerca nel blog:

Links