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giugno 3rd, 2010 Informazione none Comments

Simon Sinek spiega ad una conferenza TED come il successo di Apple e Martin Luther King siano legati da uno stesso concetto di fondo, che risponde all’ispirazione e alla motivazione e può essere apunto usata nel profit così come nel volontariato. Interessante anche la legge della diffusione dell’innovazione citata nel discorso.

marzo 8th, 2010 Informazione none Comments

capoindianoEra il 1854. A parlare il capo degli indiani americani di Seattle, il quale rispose (qua il testo completo) a un’offerta del governo degli Stati Uniti che voleva comprare, tra virgolette, una vasta area del loro territorio:

«Come si può comprare o vendere il cielo o il calore della terra? E’ un’idea che ci sembra strana. La freschezza dell’aria o il brio dell’acqua non appartengono a noi, perciò come potete comprarli? Non sono nostri! Per il mio popolo, ogni angolo di questa terra è sacro. Ogni lucente ago di pino, ogni lido sabbioso, ogni bruma nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante sono sacri nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. Questa splendida terra è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiumi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo trattarli.

Ma l’uomo bianco non comprende le nostre usanze. E’ uno straniero che prende dalla terra tutto ciò che gli serve. La terra non è sua sorella, ma sua nemica. Quando l’ha conquistata, passa oltre. La strappa ai suoi figli e non se ne cura. Non capisco. I nostri usi sono diversi dai vostri» (dal dvd “Flow, per amore dell’acqua”).

dicembre 1st, 2009 Informazione 2 Comments

Bè è capitato anche al sottoscritto, proprio a me che sono contrario alle ideologie preistoriche di entrambe le parti! Se vi è successa la stessa cosa, ascoltate il colloquio radio di Fabio Volo con un ascoltatore.

Il deejay ha avuto anche una seconda discussione sul tema.

novembre 25th, 2009 Informazione none Comments

Più leggo questa riflessione e più sono d’accordo con la tesi sostenuta. Dal blog Ecco Cosa Vedo:

«Nell’immaginario collettivo è presente il concetto di rivoluzione associato a quello di rabbia. La rabbia è stata spesso utilizzata nelle insurrezioni popolari e nelle guerre, ed è facilmente sfruttata per manipolare e sobillare le folle. In breve, la rabbia, può servire a darci maggiore impeto e forza quando vogliamo distruggere qualcosa. Ma cosa accade quando il nemico da combattere non è un singolo dittatore né un gruppetto di persone di una certa ideologia politica, ma è l’intera società di cui tutti facciamo parte? Se dobbiamo affrontare il mondo nella sua interezza, e non una sua parte, allora la rabbia ci può essere utile? (…)

Abbiamo di fronte un nuovo nemico, che è il prodotto delle coscienze ogni singolo individuo del pianeta e non si può combattere se lo affrontiamo un pezzo alla volta, perché l’interconnessione di tutte le sue parti è ormai imprescindibile. Allo stato attuale, se non si affronta il problema con una visione d’insieme, potremo, al massimo, sostituire la facciata del problema e spostare sempre più nel futuro la soluzione della sua vera radice (…). La questione non sarà messa a tacere nemmeno affrontando un singolo partito o un singolo gruppo economico.

Al contrario dei problemi conosciuti nel passato, ora abbiamo la necessità di apportare un cambiamento generale in tutta la struttura, e non solo in una sua parte. Per rivoluzionare completamente il sistema sociale è necessario quindi un consenso ampissimo che agisce su molti fronti contemporaneamente. Finché il consenso è parziale e frammentato, al massimo avverranno continue sostituzioni di leader o di partiti politici, ma sempre mantenendo inalterato il meccanismo di base che genera la maggior parte dei problemi moderni.

E’ quindi necessario preparare e curare un ambiente che sia più fertile possibile per lo sviluppo di un consenso senza divisioni, trasversale a qualsiasi possibile gruppo o ideologia. In questo, la rabbia, non è mai completamente imparziale: ha sempre un oggetto, spesso mentale, verso cui è indirizzata. Quando nella società è presente la rabbia allora ci sono delle divisioni fra gruppi di persone: chi prova rabbia e chi si sente oggetto della rabbia. Nelle ideologie che supportano la rabbia c’è sempre una parte di società che si sente offesa e quindi freniamo alcune parti che invece dovremmo rendere ricettive all’ apprendimento. Alcuni esempi classici sono l’animalista aggressivo verso chi maltratta gli animali, oppure il comunista indignato verso chi ha il potere economico e sfrutta gli indifesi. Se vogliamo favorire un risultato diffuso dovremmo invece riuscire a stimolare ogni componente della società ad essere aperto a riflettere (…)

La parte della società che è aggredita ideologicamente o fisicamente non sarà mai stimolata ad accettare le idee opposte, anzi, spesso reagirà proteggendosi e rinvigorendo la divisione (…). Come molti sanno, le divisioni non fanno altro che limitare lo sviluppo dei consensi dal basso. Un clima di divisioni e incertezze limita il peso della volontà dei cittadini a favore del peso di chi impartisce le soluzioni dall’alto (…). Il terreno più fertile per favorire le introspezioni che portano alla comprensione è un ambiente pieno di calma e sicurezza. La rabbia non è più rivoluzionaria, abbiamo una nuova arma che dobbiamo imparare ad usare con cura… E’ la più efficiente e vantaggiosa per il mondo intero: La Serenità».

novembre 23rd, 2009 Diario personale none Comments

“Come un branco di lupi / che scende dagli altipiani ululando / o uno sciame di api / accanite divoratrici di petali odoranti / precipitano roteando come massi da / altissimi monti in rovina. / Uno dice che male c’è a organizzare feste private / con delle belle ragazze / per allietare primari e servitori dello stato? / Non ci siamo capiti / e perché mai dovremmo pagare / anche gli extra a dei rincoglioniti?

Che cosa possono le leggi / dove regna soltanto il denaro? / La giustizia non è altro che una pubblica merce… / di cosa vivrebbero / ciarlatani e truffatori / se non avessero moneta sonante da gettare come ami tra la gente. /La linea orizzontale / ci spinge verso la materia, / quella verticale verso lo spirito. / Inneres auge, das innere auge.

Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore / che con il tempo e ci vuole pazienza, / si apre allo sguardo interiore: / inneres auge, das innere auge. / La linea orizzontale ci spinge verso la materia, / quella verticale verso lo spirito. / Ma quando ritorno in me, / sulla mia via, a leggere e studiare, / ascoltando i grandi del passato… / mi basta una sonata di corelli, / perché mi meravigli del creato!” da Inneres Auge (traduzione: “sguardo interiore”) di Franco Battiato.

settembre 20th, 2009 Diario personale none Comments

Non sottovalutare le tue scelte, le tue decisioni. Le nostre sono sempre azioni con conseguenze sociali. Siamo noi, pure nei piccoli gesti, a determinare come sarà il futuro. E che persone saranno quelle che lo vivranno. Dipende da te, dipende da noi.

settembre 11th, 2009 Informazione none Comments

Riporto il mio articolo “Le regole non praticabili stimolano l’illegalità” che su invito ho scritto con piacere per il blog Ecco Cosa Vedo, il quale sta diventando un raccoglitore di informazione (e mi permetterei di dire anche di filosofia) non ideologizzata sempre più ricco.

«Esistono almeno tre modi per proteggere l’illegalità italiana: non raccontarla (assecondare), usare le menzogne come difesa (disinformazione) oppure renderla abitudinaria (assuefare). L’ultima delle tre possibilità è la meno considerata, ma è senza dubbio altrettanto efficace delle prime due. Prima di calarci in un esempio concreto, vorrei farvi notare quanto oltre al dovere di rispettare le regole esista la necessità dell’intelligenza delle norme cui affidarsi. Obbligare la società a rispettare regole non praticabili provoca ingenti danni culturali, più di quelli che si possano immaginare.

Consideriamo quanto avviene con i cartelli stradali, i quali magari pongono il divieto di superare i 50km/h su rettilinei in discesa lunghi chilometri. Tale eccessiva rigidità spesso viene usata dall’autorità locale semplicemente per evitare di assumersi qualsivoglia responsabilità, ma in questa maniera impone una regola pressoché impossibile da rispettare. E’ un classico esempio dove una norma, in quanto non praticabile, viene di continuo infranta. Da qua nasce però un ragionamento mentale/culturale tragico, che invita a violare le norme fastidiose provocando un circolo vizioso in favore della crescita dell’illegalità.

Finché non avremo il coraggio di utilizzare leggi praticabili a tutti gli effetti, saremo un popolo costretto ad avere l’illegalità nel DNA, con la forza dell’abitudine (assuefazione) nell’infrangere le regole. Il gusto della democrazia dovrebbe stare nella discussione delle regole, l’ex magistrato Gherardo Colombo ha scritto: “La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà”.

Simile, seppur meriterebbe un approfondimento a parte, è l’argomento peer-to-peer. Vale a dire lo scambio di files tra più computer collegati ad internet. Il cittadino digitale utilizza questo strumento per ampliare e migliorare la propria conoscenza (su films, documentari, musica et cetera), ma viene additato come un fuorilegge. Ma acculturarsi non può essere un crimine».

culturenotcrime

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