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Febbraio 9th, 2010 Informazione none Comments

Possiamo guardare intristiti oppure arrabbiati i telegiornali che ci parlano (se ne parlano) delle guerre, altrimenti possiamo agire e sostenere quei gruppi che si impegnano concretamente per un mondo non violento. Domenica sera ad una cena tra volontari ho donato volentieri 20 euro per la tessera 2010 di Emergency, fatelo anche voi se potete. Vale più di mille parole.

Settembre 17th, 2009 Informazione none Comments

Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Non sono numeri: sono i nostri connazionali morti oggi in un attentato a Kabul per una presunta “missione di pace”. Mi unisco alla solidarietà verso i familiari delle vittime, ma trovo assurda la nostra continua presenza in un territorio dove questi episodi sono tristemente preventivabili. Non capisco perchè dobbiamo avere centinaia di soldati nel gruppo ISAF (International Security Assistance Force) pronti a morire senza alcun motivo reale.

E con il massimo rispetto che serbo per i nostri militari, sono in disaccordo con la FNSI che rinvia la manifestazione per la libertà di stampa quando avrebbe l’occasione di informare sul tema. Le condoglianze andrebbero anche rivolte all’assassinio dell’informazione da parte dei giornalisti, i quali tacendo o disinformando permettono che la guerra possa essere definita pace diventando complici del potere.

Settembre 11th, 2009 Informazione none Comments

La Festa dell’Unità del PD di Alessandria è finanziata da Oto Melara (Finmeccanica), fabbrica di armi. Pierluigi Bersani commenta: “Essere pacifisti non significa mica essere disarmati. In Italia abbiamo anche fabbriche d’armi; alcune sono secolari. Non c’è nessuna polizia disarmata nel mondo. Nel nostro Paese ci sono anche tecnologie che sono al servizio di armamenti che devono servire alla sicurezza collettiva”.

BersaniTank

Agosto 3rd, 2009 Informazione none Comments

La versione definitiva del “decreto anticrisi”, approvato il 1° agosto in senato, non è ancora stata pubblicata. Ma la legge del 1° luglio 2009 presentava fin dall’inizio alcuni articoli interessanti.

Nell’articolo 19, ai comma 3 e 4, sono infatti previste “Misure a favore degli obbligazionisti e dei piccoli azionisti Alitalia – Linee aeree italiane S.p.A”, le quali prevedono una spesa statale “incrementata di 230 milioni di euro per l’anno 2010″. Ma Alitalia non dovevano salvarla gli imprenditori italiani? Sul fronte del settore sanitario all’articolo 22 si cita l’istituzione di un fondo di 800 milioni di euro, ma come verrà usato dato che la moglie del ministro della salute Sacconi è Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria?

Una proroga alle “missioni di pace” mietitrici anche di vittime italiane è inserita all’articolo 24, dove si scopre l’impressionante impegno militare italiano nel resto del mondo anche se non soprattutto oltre l’Europa (ad esempio in Afghanistan, Iraq, Libano, Pakistan, Sudan e Somalia). Al comma 76 è specificato: “Per l’anno 2009 è autorizzata la spesa complessiva di 510 milioni di euro”. Per ridurre a brandelli meglio l’articolo 11 della nostra Costituzione – “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – interviene il comma 70 recante le possibilità rese ai militari italiani: “b) acquisire in economia lavori, servizi e forniture, per la revisione generale di mezzi da combattimento e da trasporto, l’esecuzione di opere infrastrutturali aggiuntive e integrative, l’acquisizione di apparati di comunicazione, apparati per la difesa nucleare, biologica e chimica, materiali d’armamento, equipaggiamenti individuali, materiali informatici (…)”.

Clicca per ingrandire l’immagine tratta dall’utente “tigerfood” di Deviant Art.

Giugno 28th, 2009 Informazione none Comments

L’uomo per sopravvivere ha bisogno di tre elementi: acqua, ossigeno e pace. In caso di una di queste assenze saremo inesorabilmente destinati all’estinzione. Ma se ne avvertiamo il pericolo dobbiamo lottare per donare l’esistenza alle future generazioni.

Il 2 ottobre 2009, anniversario della nascita di Gandhi, partirà la marcia mondiale per la pace e la non violenza. Coinvolgerà 6 continenti e 98 nazioni con un percorso lungo 160.000 chilometri. L’Italia, che supporta l’evento tramite Emergency, Greenpeace e l’Anpi, vi parteciperà tra il 7 e il 12 novembre.

Dicembre 15th, 2008 Informazione 3 Comments

Si parla tanto di federalismo nei talk show televisivi della politica, ma non si parla mai di federalismo energetico. Pensate alle potenzialità che avrebbe il sud Italia nello sfruttare le proprie risorse solari e quali il nord, utilizzando l’idroelettrico con la neve sciolta delle Alpi. Distribuire l’energia alle persone e renderle maggiormente indipendenti significa conferirle potere. E’ questa la terza rivoluzione industriale di cui parla l’economista e scrittore Jeremy Rifkin. I dati di cui ci porta a conoscenza dicono che il picco del petrolio è previsto ottimisticamente tra il 2025 e il 2035, secondo l’agenzia internazionale per l’energia. Il nuovo modo di comunicare della Rete, senza intermediari e decentralizzando, secondo Rifkin può e deve essere utilizzato per la distribuzione orizzontale delle risorse energetiche. Ecco perchè quando si parla di rivoluzione energetica è facile collegarsi anche ad una possibile rivoluzione sociale. E rivedere un sistema energetico può voler dire rinnovare anche quello della mobilità, possibilmente rendendolo maggiormente sostenibile. Evitare le fonti non rinnovabili e quindi esauribili significa anche poter ridurre le guerre presenti nel mondo, che secondo lo studioso americano sono per un terzo situate nei paesi produttori di petrolio.

Sul nostro Paese Rifkin non si contiene: “L’italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese!” ed aggiunge le sue certezze sulla disutilità delle centrali nucleari sia per i problemi del conferimento delle scorie, che per la crescente diminuizione dell’uranio, che per il potenziale terrorismo nucleare e per l’immensa mole d’acqua (il 40% del consumo totale nazionale, nel 2007) usata ad esempio dalla Francia per raffreddare gli impianti. In più le 439 centrali presenti sul pianeta, dice Rifkin, non produrrebbero più del 5% dell’energia mondiale. La strada da seguire per l’economista è invece quella dell’idrogeno:“Può accumulare l’energia rinnovabile come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali”. Uno dei primi distributori ad idrogeno è stato installato nel 2003 in Islanda, mentre in Norvegia (come raccontato dal documentario From Oil To Hydrogen) è dal 2004 che esistono case completamente auto-sufficienti grazie all’energia eolica e all’idrogeno. Noi intanto abbiamo cose ben più importanti da fare: siamo impegnati con Scajola ad impiantare nuove preistoriche centrali nucleari.

Novembre 17th, 2008 Informazione 1 Comments

Il lato ironico dei simboli che ricordano Che Guevara è che sono proprio quelle magliette e quei gadgets rappresentativi del consumismo e combattuti dagli ideali dell’argentino. Sono passati 41 anni dalla sua scomparsa, voglio proporvi uno stralcio delle considerazioni che fa su di lui il reporter di guerra Toni Capuozzo, nel cui scritto mi sono imbattuto leggendo “Il braccio legato dietro la schiena” a cura del mio docente universitario nonchè giornalista Mimmo Candito. Non mi interessa in questo momento dare giudizi. Esistono guerre di liberazione ed altre di occupazione, certo. Restano comunque guerre, ma ogni tempo deve essere considerato nel suo contesto. Ecco il brano di Capuozzo che, a suo modo, fa riflettere:

“In genere la guerra ci peggiora. Uno dei guerrieri del secolo scorso, amato per una specie di paradosso involontario da molti pacifisti, spicca su magliette e manifesti nella camera dei ragazzi: Ernesto Che Guevara. La sua bellezza malinconica, e la preziosità di uno dei pochi sorrisi aiutano a costruire un mito innocente, o solo sbadato. Anche la sua coerenza aiuta: fu un guerriero di quelli che non esitano a morire, per la causa. Trovò la morte in una guerriglia donchisciottesca, e dunque tragica. Prima fece in tempo a scrivere una frase che a pensarci bene vale più per quel che lascia intendere che per quello che promette: bisogna indurirsi senza dimenticare la propria tenerezza. Invitatava a conservare l’umanità, dietro le armi. Proposito fallito, e constatazione amara: la guerra indurisce tutti: quelli che la fanno, quelli che la subiscono, quelli che la guardano, quelli che la considerano il male minore, e quelli che la giudicano il peggiore dei mali. In questo senso, alla fine, saremo tutti dei sopravvissuti, dei reduci segnati, una generazione di bambini che cresce sapendo che la guerra non è cosa da libri di storia, ma cronaca dei telegiornali, quando i genitori scuotono la testa, in silenzio (pag. 111-112)”.

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