Blog di Lorenzo D'Amelio
Un titolo non solo provocatorio, ma credo con un sincero fondo di verità. Prendiamo l’esempio della prostituzione. Esiste dalla fondazione dello Stato italiano, anzi direi anche da molto prima. E il ddl del ministro Mara Carfagna approvato nel settembre 2008 non contribuirà certo a diminuirla, in quanto sarà illegale solamente se praticata per strada.
La prostituzione non c’entra con gli stupri o la pedofilia. Questi ultimi sono reati in quanto non consensuali. Ma proibire atti incontrollabili come la prostituzione significa solamente permettere fruttuosi guadagni per il mercato nero, quindi vagonate di denaro a gente irriconoscibile e senza scrupoli che non deve attenersi ad alcuna regola. Riconoscere e dare un ordinamento al sistema significherebbe invece garantire una maggiore sicurezza sanitaria (per i controlli delle ASL), un maggior potere da parte delle prostitute (facendo contratti) in grado di associarsi e pretendere delle sicurezze, più tasse incassate da parte dello Stato.
La mia breve esperienza in Spagna a dicembre 2008 mi ha fatto scoprire la grande differenza di apertura al mondo sessuale tra noi “vaticanesi” e gli spagnoli, i quali tranquillamente regalavano preservativi ai passanti come associazioni di volontariato. Diciamo.. uno di quei casi in cui si ha da imparare.

Pata Ratzinger, nella sua estrema ignoranza, il 17 marzo ha dichiarato che la Chiesa cattolica fa tanto in Africa contro l’Aids. Cosa faccia non si sa bene, però il massimo esponente cattolico ha dichiarato: “E’ una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi aumentano i problemi”. Il giorno dopo, il 18 marzo, il governo spagnolo ha annunciato che spedirà 1 milione di preservativi, queste le ragioni: “L’obiettivo e’ sostenere i programmi di prevenzione dell’epidemia che ha colpito 33 milioni di persone in tutto il mondo, due terzi dei quali in Africa”. Vergogna Ratzinger, vergogna!

Clicca sulla foto per ingrandirla, l’immagine è tratta dal sito Raimbow Project International.
Post Scriptum: date uno sguardo alla vignetta pubblicata su Le Monde.
Le mie, fino ad ora, sono state riflessioni. Ma se avessi voluto attaccare i seguaci della dottrina probabilmente mi sarei accorto di una bassa propensione alla discussione, almeno da parte dei più fedeli: “Le azioni e reazioni di Scientology avverso la critica riflettono la policy scritta da L. Ron Hubbard denominata ‘attack the attacker‘. La policy è stata codificata da Hubbard nella tarda metà degli anni ‘60, in risposta alle investigazioni che il governo stava svolgendo su Scientology. Nel 1966 Hubbard, criticando il comportamento dell’organizzazione, scrisse la corretta procedura per attaccare i nemici di Scientology:
1. Individua chi ti sta attaccando;
2. Inizia immediatamente ad investigare sui suoi crimini o sull’uso distorto che fa del suo ruolo;
3. Afferma che noi diamo il benvenuto alla loro indagine su di noi;
4. Inizia a fornire ai giornali ogni prova concreta su ogni scandaloso, efferato, crimine commesso da chi ci attacca.
5. Non ti sottomettere mai docilmente ad un’indagine su di noi. Rendila poco tranquilla, in tutti i modi rendi poco tranquillo chi ci attacca. Sicuramente noi non infrangiamo alcuna legge. Sicuramente non abbiamo nulla da nascondere. Ma chi ci attacca è semplicemente parte di un’agenzia di propaganda anti-scientology. Essi hanno dimostrato che non hanno interesse per i fatti e mentiranno a prescindere da ciò che troveranno. Per cui dimentica che ci possa essere un confronto sereno e inizia il nostro attacco al loro primo respiro. Mai aspettare. Mai parlare di noi – solo di loro. Usa i loro crimini sessuali e cruenti per avere le linee guida. Non usare noi. Affermo questo alla luce di 15 anni di esperienza su queste cose. Non ci è mai stato alcun critico che non puzzi di criminale. Tutto quello che dobbiamo fare è ricercare i suoi crimini e l’assassino verrà fuori – Attacks on Scientology, Hubbard Communications Office Policy Letter, 25 febbraio 1966″ (fonte: Wikipedia).
Il “dead agency” è un’altra pratica dei membri, definita in questo modo da Ron Hubbard nel 1974: “Se c’è una minaccia a lungo-termine, dovete valutare immediatamente e originare una campagna di PR nera per distruggere la reputazione della persona e screditarla così accuratamente da causarle ostracismo” (Handling Hostile Contacts / Dead Agenting, Serie PR 24, 30 maggio 1974). Le prese di posizione dei Governi europei nei confronti di Scientology sono state particolarmente pesanti: Svizzera, Germania e Belgio la definiscono “un culto totalitario”. La Francia la considera “un culto pericoloso” ed in Grecia è stata smantellata nel 1997 in seguito ad una condanna in tribunale. In Italia a Scientology non è andata molto meglio, considerata la condanna nel 1996 e nel 1997 per pubblicità ingannevole, mentre nel 2004 il Tribunale di Cagliari ha condannato un dirigente del movimento a 4 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di estorsione.

Una delle caratteristiche umane che personalmente ritengo più intriganti è la necessità di appartenere. Ad una comunità, ad una famiglia, ad una nazione o ad un’organizzazione. Ed ogni gruppo d’altra parte ha insita la spinta al proselitismo e all’autoconservazione. Il movimento, internazionale e a sfondo religioso, di Scientology non fa eccezione: è stato fondato da Ron Hubbard nel 1954 ed oggi è guidato da David Miscavige. Mi interessa parlarne perchè di ogni affermata o potenziale Chiesa mi affascinano le motivazioni e il comportamento dei suoi fedeli. Non mi sono mai considerato ricco di autostima, ma devo riconoscere che la mia assenza di necessità nell’appartenere a qualsivoglia dottrina (tra l’altro non sono battezzato, i miei genitori per fortuna mi hanno lasciato la libertà di scegliere da adulto) mi rincuora. Di Scientology mi incuriosisce la fantasia, almeno alla pari di quella cattolica.
Il suo fondatore, Ron Hubbard, narra che “nei suoi viaggi extracorporei per l’universo avrebbe scoperto che i guai degli esseri umani odierni deriverebbero da una punizione inflitta all’umanità 75 milioni di anni fa da Xenu, un crudele governatore della galassia: per limitare la popolazione e accrescere il suo potere, Xenu ordinò ai suoi ufficiali di catturare esseri della natura più svariata da vari pianeti, congelarli in alcool e glicole e lasciare miliardi di questi “grappoli” di esseri sulla Terra, da spazioplani che assomigliavano ai DC8. Si specifica che alcuni di questi malcapitati esseri furono catturati con una falsa convocazione per una indagine del fisco” (fonte: Wikipedia).
Nemica principale di Scientology è la psichiatria, punto da me condivisibile considerati i danni creati dagli psicofarmaci, di cui parlerò approfonditamente prossimamente. Trovo preoccupante piuttosto l’opposizione del movimento all’omosessualità e alla psicologia oltrechè l’apprezzamento di Ron Hubbard all’apartheid sudafricano.
La migliore vicinanza alla Chiesa Cattolica consiste nel valore dato alla moneta, tutti i corsi e i servizi di Scientology sono a pagamento: “la International Association of Scientologists (IAS), la cui tessera da 450 dollari l’anno è obbligatoria dopo i primi sei mesi, e che a sua volta dispone di personale specializzato in raccolta di donazioni. Secondo Impact, la rivista della IAS, esistono diverse categorie di donatori: Sponsor (5000$); Crociato (10.000$); Honor Roll (20.000$); Patrono (40.000$); Patrono con Onore (100.000$); Patrono Meritorio (250.000$); Silver Meritorious (500.000$); Gold Meritorious (1 milione di $), Platinum Meritorious (2,5 milioni di $). I nomi dei donatori (da Patrono in su) vengono regolarmente pubblicati sulla rivista. Al 2004 l’unico Platinum Meritorious elencato era Tom Cruise. Nel 2007 l’attrice Nancy Cartwright, famosa per essere la doppiatrice di Bart nella serie animata The Simpsons, è stata premiata con il Patron Laureate Award, dopo aver donato 10 milioni di dollari” (fonte: Wikipedia).
La mia domanda é la seguente: stiamo parlando di una religione o di intriganti libri di fantascienza ad opera di Ron Hubbard? Domani proseguirò con la mia analisi, basata come potete notare completamente su fatti.
Era questa la risposta del comico Daniele Luttazzi al Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Mario Landolfi, che aveva affermato: “La satira può deformare, ma non deve informare”. Nel seguente sketch recuperato da una delle puntate di Decameron, fantastico programma censurato da La7 per alcune presunte offese a Giuliano Ferrara, il giornalista satirico spiega come la satira non sia volgare, ma esplicita e del suo potere liberatorio. Ne riassume in breve il concetto di partenza, ricordando che: “La satira non offende le persone, solo i loro pregiudizi”. E ce ne sarebbero di preconcetti di cui vergognarsi al giorno d’oggi, il giudizio comunque, e mi ritrovo d’accordo con Luttazzi, è giusto darlo ai comportamenti umani e non alle persone in quanto tali.
Sono conscio che, a pensarci, quasi ad ogni dichiarazione del Vaticano le cariche ecclesesiastiche si occupano di politica estera, anche perchè il confine del proprio Stato è strettamente limitato. Questo però non ha fermato l’ingerenza della Chiesa nel Governo italiano e il miglior testimone ne è la nostra Costituzione, che al suo interno cita lo Stato estero del Vaticano all’art.7: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. E allora perchè non citare pure Francia, Germania e altri Paesi mi chiedo? Mah! Insomma, chi vuol intendere intenda.
Dopo la, velata e tenuta ben nascosta, delusione del Vaticano per l’elezione di Barack Obama, che diversamente da Mc Cain non è contro l’aborto e l’eutanasia, Ratzinger aveva compiuto il miracolo lo scorso 1° novembre: “Scienza e fede non sono in contrapposizione”, come a dire che acqua e olio possono essere mischiati. Ora Mons. Migliore, sulla depenalizzazione dell’omosessualità da parte dell’Onu, afferma che questa decisione determinerebbe “gravi discriminazioni nei confronti dei Paesi in cui l’unione tra persone dello stesso sesso è ancora vietata”. Ciò significa che non se ne fa una questione di fondo, di rilevanza dell’atto in sè. E dire che la Chiesa diceva di voler essere la portavoce di coloro che rischiano di essere emarginati dalla società, dalla parte della minoranza. Più che portavoce appare come l’ennesima figura “che parla in nome di”, come d’altronde ha sempre fatto essendo gerarchizzata e avendo una struttura piramidale preistorica. Ma credere nella religione cattolica non significava anche amare?
Prima di lasciarvi alla lettura della seconda parte dell’articolo scritto da Jenner Meletti l’8 giugno 2008 per l’inserto “La Domenica” del quotidiano “La Repubblica”, mi prendo il piacere di ricordare una frase sul rapporto umano con la libertà del filosofo britannico John Stuart Mill: “L’inclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici cittadini, a imporre agli altri, come norme di condotta, le proprie opinioni e tendenze è così energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori sentimenti inerenti all’umana natura, che quasi sempre è frenata soltanto dalla mancanza di poere; e poiché quest’ultimo non è in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che, se non si riesce a erigere una solida barriera di convinzioni morali contro di esso, nella situazione attuale del mondo il male si estenda”. Per questo son contento di poter discutere anche con coloro che non la pensano nel mio stesso modo sul non facile tema della bioetica. E ora vi auguro una buona lettura:
Sono ormai migliaia le persone che hanno firmato il testamento biologico che però, in assenza della legge, non ha ancora valore legale. «In Italia», dice Mario Riccio, il medico anestesista rianimatore che ha seguito Piergiorgio Welby, «tanti si dichiarano contrari a questo “testamento” precisando però di essere anche contro l’accanimento terapeutico. A me viene in mente la favola di Bertoldo, che accetta la pena di morte ma chiede di poter scegliere dove essere impiccato e non trova mai la pianta giusta. Insomma, si parla tanto di “accanimento terapeutico” — solo in Italia, perché nel linguaggio medico internazionale si parla di interventi utili o inutili — per non discutere il tema vero, quello dell’autodeterminazione. Accanimento è termine del tutto soggettivo. C’è chi non vuole l’alimentazione forzata e chi invece l’accetta. Welby ha voluto essere staccato dal respiratore artificiale e altri hanno deciso di restare attaccati alle macchine. La signora che ha rifiutato di farsi amputare una gamba ha rifiutato un intervento salvavita o un accanimento terapeutico? Così si continua a discutere per anni e non si arriva a trovare la soluzione più semplice: ogni persona ha il diritto di scegliere se, come e fino a quando essere curata». Anche il dottor Riccio è nella Consulta di bioetica fondata da Renato Boeri e oggi guidata da Maurizio Mori. «Ci sono medici, giuristi, filosofi e anche persone come Beppino Englaro, il padre di Eluana, la ragazza in stato vegetativo. Il suo caso è stato discusso nei tribunali e anche in Cassazione. Una prima sentenza disse che l’alimentazione forzata “non è terapia ma cura della persona” e come tale non può essere sospesa. La Cassazione, nell’ottobre scorso, ha invece preso atto che la ragazza in due occasioni aveva espresso la volontà di non essere mantenuta in uno stato vegetativo: un suo amico e il suo mito di ragazza sciatrice, Leonardo David, erano finiti in coma a causa di incidenti e lei aveva detto che, se fosse successo a lei, non avrebbe mai voluto essere tenuta in vita con le macchine. Ora si dovrà rifare il processo e non sarà una discussione facile. La Cassazione ha infatti stabilito che l’alimentazione artificiale potrà essere sospesa solo se si avrà “la ragionevole certezza che non ci sia un ritorno di coscienza”». Il documento da firmare presso la Consulta di bioetica si chiama «testamento di vita». «È una traduzione approssimativa», dice Mario Riccio, «dall’ingleseLiving will, la volontà del vivente. Negli ospedali americani, quando entri anche per un’otite o un menisco, ti chiedono il Living will. È scritto in due parti. Nella prima il paziente decide quali interventi accettare e quali rifiutare. Alimentazione forzata sì o no, ventilazione artificiale sì o no, rianimazione cardiaca… Tutto scritto, punto per punto.Nella seconda parte c’è invece una delega: si sceglie una persona che possa decidere al posto del malato se questi non sarà in grado di decidere da solo. Abbiamo studiato bene quel documento e la nostra Biocard, carta di autodeterminazione, ne ricalca i punti essenziali».Difficile comprendere l’opposizione a una proposta come questa. «Certo, come è difficile capire perché la schiavitù sia stata abolita solo nel Diciannovesimo secolo, perché le donne in Italia votino solo da sessant’anni, perché le stesse donne fino al 1961 non potessero fare i magistrati… Il cammino dell’autodeterminazione è lungo e difficile. Quando poi questo concetto entra in un ospedale, si scontra con il paternalismo del medico, nuovo pater familias che “per il tuo bene” decide tutto ciò che riguarda la tua salute, senza chiedere consenso e a volte senza informare. In fin dei conti il nostro è l’unico Paese dove alle ultime elezioni è stata presentata una “lista etica” a sostegno della nascita e soprattutto della “morte naturale”. Ecco un altro concetto che blocca la discussione sui temi etici. Cos’è oggi la morte naturale? Soprattutto, esiste ancora? Oggi salvo casi rarissimi si muore tutti dopo una diagnosi, una prognosi, una terapia. La morte di Giovanni Paolo II è stata giudicata “naturale” perché il Papa ha rifiutato di essere attaccato alle macchine. Per Piergiorgio Welby la morte naturale sarebbe arrivata dieci anni prima, quando fu colpito da crisi respiratoria. Lui ha vissuto altri dieci anni attaccato al respiratore poi ha detto basta. Eppure per tanti lui avrebbe dovuto aspettare un’altra “morte naturale”. E io, che ho risposto alla sua richiesta di aiuto, per Rosy Bindi avrei commesso “un omicidio di consenziente che nessun tribunale di Dio o degli uomini potrà assolvere”. Ma almeno dal tribunale degli uomini sono stato assolto». La Biocard, per la signora Giuliana Michelini, è una specie di carta di credito. «Anche se ancora non c’è la legge, spero che sia accettata dai medici. Di fronte alle mie “direttive anticipate” almeno non potranno dire di non conoscere le mie volontà. Certo, per i medici è sempre difficile accettare che qualcuno possa decidere della propria vita. Io non voglio nulla di speciale. È da una vita che mi interesso di diritti e di libertà. Mi sono battuta per i consultori delle donne, ho fatto la volontaria per i detenuti di San Vittore. Adesso voglio difendere il mio ultimo diritto: non voglio soffrire inutilmente. Non voglio prolungare la vita, se questa non esiste più. Altre persone possono fare altre scelte. C’è chi crede che la sofferenza purifichi dal peccato ma non è il mio caso. L’ostacolo più grosso è fare i conti con la propria morte. Ecco, credo di avere superato questo ostacolo. Io non chiedo — è scritto nel documento — l’eutanasia. Chiedo solo che sia rispettato il mio diritto alla dignità».