Blog di Lorenzo D'Amelio
Non trovate sia preoccupante la vicinanza melodica tra “Il cammino” di Ramazzotti e l’inno del PdL? Almeno potevi chiedere una percentuale sui dischi venduti, Eros.
“Come un branco di lupi / che scende dagli altipiani ululando / o uno sciame di api / accanite divoratrici di petali odoranti / precipitano roteando come massi da / altissimi monti in rovina. / Uno dice che male c’è a organizzare feste private / con delle belle ragazze / per allietare primari e servitori dello stato? / Non ci siamo capiti / e perché mai dovremmo pagare / anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le leggi / dove regna soltanto il denaro? / La giustizia non è altro che una pubblica merce… / di cosa vivrebbero / ciarlatani e truffatori / se non avessero moneta sonante da gettare come ami tra la gente. /La linea orizzontale / ci spinge verso la materia, / quella verticale verso lo spirito. / Inneres auge, das innere auge.
Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore / che con il tempo e ci vuole pazienza, / si apre allo sguardo interiore: / inneres auge, das innere auge. / La linea orizzontale ci spinge verso la materia, / quella verticale verso lo spirito. / Ma quando ritorno in me, / sulla mia via, a leggere e studiare, / ascoltando i grandi del passato… / mi basta una sonata di corelli, / perché mi meravigli del creato!” da Inneres Auge (traduzione: “sguardo interiore”) di Franco Battiato.
Da sempre mi hanno affascinato le melodie che possono scaturire dalle note dei pianoforte. Mi ammaliano perciò le composizioni di Ludovico Einaudi, così come quelle del giapponese Ryuichi Sakamoto.
“Bibo no Aozora” (qua suonata con l’orchestra), splendida cornice per il finale del film “Babel”, è una delle mie tracce preferite dell’artista orientale. Dedicata a chi non si arrende, tanto da sè pretende e molto dona. Per quegli amanti che non si limitano a sognare, ma fanno sognare. E respiro dopo respiro non temono di cambiare sè stessi e chi li circonda.
Son sempre stato un disastro nel ricordarmi i nomi degli artisti o dei brani, grazie allora Luisa per avermi citato Malika Ayane, che ho scoperto essere l’autrice di “Controvento”.
La sua delicata melodia mi piace, mi pare trasmetta pace e tranquillità. E forse un po’ di nostalgia del futuro.
“Svegliati, non hai mai fatto niente” inizia con un richiamo alle proprie responsabilità il brano “Io e il mio amore” di Paolo Benvegnù, tra i 19 artisti interpellati dagli Afterhours per l’album “Il Paese è reale”. Le parole della canzone sono una denuncia alla vanità, al materialismo “l’immagine di te che trovi interessante non ha mai vissuto nulla ed imprigiona il senso” e al passivismo odierno “perchè non sai decidere”, ma anche all’arrivismo “Ne ho già visti come te stare in silenzio assenti fucilare gli innocenti e i propri comandanti” e all’ipocrisia “perchè l’uomo prega Dio ma preferisce Giuda”.
La melodia tenta quindi di spronare l’ascoltatore mettendo sotto accusa la diseducazione “Vi ho visto abbandonare i figli restando nelle case per poi tormentarvi. E poi questi a loro volta bastonare i saggi senza versare lacrime” e coloro che non si rendono conto della bellezza intorno a sè “E tu sei libero ma non ne apprezzi il senso e i giorni li trascini l’uno dopo l’altro”.
Benvegnù denuncia i timori che ci si autoproduce “E maledici il destino ma non la tua paura e poi non credi a niente. E hai paura. Di cosa hai paura? Se imprigioni i sentimenti a doppia serratura. Se ogni muro che protegge ti impedisce di vedere. Se poi non riesci a vivere” e l’incapacità di mantenere la fanciullezza dentro “E non riesci a respirare, non ti riesci più a stupire, non hai nemmeno un sogno da poter nutrire”. Cosa resta (e qual’è la soluzione), si dice a sè stesso Paolo, se non l’amore?
Ero intento a testare il software Rhythmbox di Gnu/Linux Ubuntu, quando ho conosciuto la musica del jazzista Jeff Kashiwa. In maniera casuale, il programma con installato la fantastica applicazione LastFm, ha selezionato un brano del sassofonista americano. Da quel momento sto continuando ad ascoltarlo ed anche adesso mi sta facendo da sottofondo.
L’ultimo suo album prodotto, “Play”, è uscito nel 2007. Accedendo al suo sito internet lo si può ascoltare traccia dopo traccia. Qua lascio giusto un assaggio, sperando apprezziate.
Sono tornato da poche ore da un magnifico concerto di Fiorella Mannoia tenutosi a Sordevolo (BI). Mi ricordo, da piccino, ascoltare e forse anche inconsciamente ripetere tra me e me i motivi delle sue canzoni. Sono i nostri genitori a scegliere quel sottofondo e quei sentimenti che ci accompegneranno per l’intera esistenza in maniera particolare. A me son toccate le emozioni nostalgiche, melodiche e dell’innocenza.
La Mannoia mentre canta è per me come se fosse un’altra mamma che, tra la quiete e la tempesta provocata dalle sue labbra, racconta una fiaba. Una delle mie preferite? Insieme a “Il cielo d’Irlanda”, senza dubbio “I treni a vapore”. Da conservare tra i ricordi il suo tributo a De Andrè con “Smisurata preghiera”.