Blog di Lorenzo D'Amelio
Il titolo potrebbe sembrare fuorviante: premettiamo che l’accesso ad internet gratuito – richiesto in questi giorni dal consigliere Pietrobon con un’apposita mozione – dovrebbe essere una priorità per il bene della cittadinanza, detto questo pure sfogliando il programma elettorale dell’attuale sindaco di Biella Donato Gentile il Wi-Fi potrebbe essere una valida soluzione. Vediamo il perchè:
1. “POSIZIONE STRATEGICA: in tale prospettiva è urgente e necessario individuare gli interventi infrastrutturali per il futuro: treni, metropolitana leggera, raccordi autostradali, infrastrutture di comunicazione informatica ad alta velocità, aeroporto”;
2. “PUNTI DI DEBOLEZZA DEL SISTEMA BIELLESE: la scarsa propensione alla comunicazione e alla promozione del territorio”;
3. “COMMERCIO E ATTIVITA’ PRODUTTIVE: In questo contesto, va ripresa e realizzata l’idea di “vie e piazze” come luogo di aggregazione e comunicazione, di erogazione di servizi e di scambi commerciali. In particolare, la piazza, nel senso di “agorà”, va definita e sviluppata condividendo opportune strategie di accoglienza: Piazza Duomo, Piazza Fiume, Piazza San Giovanni Bosco, Piazza Martiri della Libertà, Piazza Curiel, Piazza Cisterna, sono spazi importanti su cui occorre operare a più livelli”;
4. “POLITICHE GIOVANILI: facilitare la socializzazione e la comunicazione tra i giovani”.
Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, ha messo in luce alcuni aspetti incoerenti del PdL. Prima si è distanziato dagli appartenenti alla massoneria, poi ha evidenziato la mancanza di democraticità interna al partito. Quindi, sempre senza rinnegare la sua volontà di appartenere al Popolo della Libertà, ha proseguito citando il premier a Nessma Tv e ribadendo la necessità di dare il voto agli stranieri nelle amministrative.
Infine, nonostante appaia lui stesso come principale incoerente essendo in tale partito, ha sottolineato l’importanza: di essere contro le mafie, di dover ridurre i parlamentari e di una discussione, mancata, sul testamento biologico. All’estero e in Italia parlano di scissione Berlusconi-Fini, può essere che Fini si stia preparando ad un futuro passaggio del testimone?
“Se mostri un po’ di coscia si alza l’auditel, se muovi il mandolino si alza l’auditel” cantava Francesca Pascale su Telecapri, nel programma Telecafone del cabarettista napoletano Oscar Di Maio. La ragazza, ora 24enne, ha partecipato ad alcune selezioni di Miss Italia. Poi ha fondato il Comitato “Silvio ci manchi” e nel 2006 fu fotografata all’aeroporto di Olbia, dove insieme ad altre ragazze per sua stessa ammissione si stava recando a Villa Certosa per seguire un cosiddetto corso politico. Da leggere l’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno.
Come le è nata la passione politica?
«A 17 anni. Alla finale di Miss Grand Prix: dovevo vincere io quel concorso. Un giudice mi avvertì: ‘‘Lei ha vinto’’, mi disse, ‘‘porti in alto l’onore di Napoli’’». Invece? «I produttori regionali e nazionali si misero d’accordo per far vincere un’altra ragazza. Mi arrabbiai. Denunciai l’organizzatore. Andai anche in tv, ospite di Alda D’Eusanio, per far scoppiare il caso. Nella vita ho subìto tante altre ingiustizie. Non solo nel mondo dello spettacolo. Da qui, la passione per la politica, per un mondo più giusto».
Lei quando conobbe Berlusconi?
«Il 5 ottobre 2004. Lo seguivo come se fosse una rockstar, Bon Jovi. Lo conobbi a Roma, durante un pranzo con gli europarlamentari. Me lo presentarono Antonio Tajani e suo cugino. Arrivai con la maglietta con su scritto: ‘‘Silvio ci manchi’’. E lui: ‘‘Ah, finalmente ti conosco’’». Sul suo profilo di Facebook lei si presenta come «Berlusconiana convinta e vaccinata! ». Condivide proprio tutto del premier? «No, da napoletana sfegatata non condivido la sua fede per il Milan. E la sua eccessiva bontà».
Ora Francesca Pascale è la responsabile provinciale PdL allo spettacolo e sport della provincia di Napoli. Un altro ottimo risultato per il Popolo della Letteronza.
In 11 anni può accadere di tutto. Nemici che diventano amici (come non si sa), mafiosi che si trasformano in salvatori della patria. L’8 luglio 1998 il direttore de La Padania, organo d’informazione della Lega Nord, era Max Parisi.
Bossi a quei tempi non poteva vedere il “Berlusca” e Parisi quel giorno uscì con un titolo che spero resterà negli annali del migliore giornalismo d’Italia: “Berlusconi sei un mafioso? Rispondi!”, con dieci domande rivolte all’ex-nemico ed ora compagno di coalizione. Il rinvenimento del magnifico reperto giornalistico si deve al curatore di Alain.it.
Mi raccomando, scaricatevi La Padania e diffondetelo ai vostri amici senza dirgli chi ha scritto tali notizie. Fategli immaginare sia stato Travaglio, Grillo o Di Pietro. Poi ditegli la verità.. e sperimentate che faccia vi fanno.

Ecco una delle pagine tratte dal suddetto numero de La Padania, giornale che continuiamo tra l’altro a finanziare con 4 milioni di euro all’anno.
La “razionalizzazione” di Brunetta prevede dei tagli nel ministero della giustizia. Tanto che si è formato il comitato ATU costituito da 600 esperti informatici, i quali per voce di Fausto Mamberti hanno partecipato alla trasmissione di David Parenzo. I suddetti tecnici si sono sempre occupati di curare la manutenzione dei sistemi informatici dei magistrati senza utilizzare internet, ma agendo fisicamente sui computer.
Quanto prevede la decisione di Brunetta, consiste invece nel cedere il lavoro a Telecom Italia e lasciare che i loro operatori agiscano “in remoto”, facendo passare per i nodi del web le informazioni segrete di procure e tribunali. A preoccuparmi non è tanto la possibile inesperienza degli informatici Telecom ad operare per i magistrati, quanto piuttosto la pericolosità di far passare i dati sensibili tramite internet senza aver previsto i possibili attacchi degli hackers per conto della criminalità organizzata.
La risposta dell’esponente PdL Laura Ravetto non risponde in nessun modo a queste preoccupazioni ed a rassicurarmi tantomeno c’è riuscito Brunetta.
La generosità di Mastella non ha confini. Il 15 luglio, replicando alle accuse nei suoi confronti mosse da Repubblica.it, ha affermato “Dopo quanto ho subito starei al Parlamento Europeo anche gratis perchè era per me una questione di natura morale e di natura politica”.
Il quotidiano diretto da Ezio Mauro era uscito poche ore prima con queste parole del neo-eurodeputato Pdl: “Una diaria di 290 euro! ‘Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano”. Ma subito San Mastella di Ceppaloni ha specificato, per evitare oltraggiose strumentalizzazioni senz’altro comuniste, che si trattava di “una semplice considerazione tra colleghi”. E poi come non dargli ragione, 5700 euro netti al mese per i 736 eurodeputati (più tutti gli altri benefici) sono decisamente da terzo mondo.
Mastella potrebbe andare a fare l’operaio, convertendo sicuramente quella miseria di stipendio in un lusso sfarzoso. Ma non lo fa, per il nostro bene. Ha detto che lavorerebbe anche gratis al parlamento europeo, qualcuno dubita forse che ora donerà in beneficenza parte della propria busta paga?
Si può elogiare un delinquente che si autodefinisce tale? Berlusconi lo ha fatto in uno dei suoi congressi in maniera maestosa. Bettino Craxi, ex presidente del consiglio, ammetteva di non essere innocente:
“Craxi stesso cumula una ventina d’avvisi di garanzia e dopo aver attaccato la Procura di Milano di muoversi dietro “un preciso disegno politico”, si presenta alla Camera il 29 aprile del 1993 e in un famoso discorso tuonò: “Basta con l’ipocrisia!”; tutti i partiti –secondo Craxi– si servivano delle tangenti per autofinanziarsi, anche quelli “che qui dentro fanno i moralisti”. La sua linea di difesa fu incentrata sulla tesi secondo cui i finanziamenti illeciti sarebbero stati necessari alla vita politica dei partiti e delle loro organizzazioni per il mantenimento delle strutture e per la realizzazione delle varie iniziative; il suo partito non si sarebbe discostato da questo generale comportamento e, quindi, più che dichiarare sé stesso innocente, Craxi giungeva a sostenere che egli era colpevole né più né meno di tutti gli altri” (fonte Wikipedia).
L’indagine giudiziaria di Tangentopoli fece raggiungere un’ira mai vista dagli italiani in democrazia. Si dice che la storia è ciclica, sinceramente lo spero vivamente per noi.