Social network, decrescita, politica e altro: il blog di Lorenzo D'Amelio
Mercoledì 7 luglio scorso sono stato con il consigliere regionale del MoVimento 5 stelle Piemonte Davide Bono e qualche decina di attivisti (CARP, Pro Natura, Resistenza viola, Qui Torino Libera, No Inc Torino, Rifiuti Zero Torino, Amici di Grillo di Torino) all‘inaugurazione dell’inceneritore del Gerbido a Torino. Questo il riassunto dell’evento:
Qua alcune fotografie, qua alcune riprese della celebrazione (e addirittura benedizione!) del cancrovalorizzatore e qua alcune scene al limite degli scontri con i carabinieri (Chiaino è più vicina).
A volte ritornano. In questo caso parliamo degli artisti futuristi, di cui è probabile facciano parte i promotori della Pedemontana Piemontese. Non si comprenderebbero altrimenti i fantasiosi disegni dei relativi progetti. Bisogna poi aggiungere la “virtuosa” volontà di usare gli inerti a km zero, infatti nei documenti pubblici (diffusi nei giorni scorsi in parte da L’Arcangelo) sono già state individuate 12 cave del Biellese e Vercellese da cui sarà recuperato il materiale per la costruzione dell’autostrada.
Si tratta di cave (qua la lista completa) situate nelle località di: Borgo d’Ale (1), Tronzano Vercellese (2), Santhià (1), Cavaglià (2), Alice Castello (1), Mongrando (1), Greggio (1), Balocco (1), Arborio (1), Gattinara (1). Tra le quali alcune già tanto profonde da aver intercettato faglie acquifere e quindi riempitesi in parte. Allargare queste cave significherà ridurre ulteriormente boschi, spazi verdi ed agricoli nei dintorni, oltre al danno ambientale che già provoca di per sè la pedemontana.
Dai documenti del progetto: “Si è provveduto a censire le cave che si trovano nelle immediate vicinanze del tracciato in progetto e che potenzialmente possono disporre di materiali inerti idonei, quali sabbia e ghiaia, in quantità sufficiente per soddisfare il fabbisogno richiesto dall’opera in progetto (…). Sono stati quindi raccolti i dati analitici di alcuni poli estrattivi che confermano la qualità dei materiali e l’ampia disponibilità”.
Analizzando le aziende cavatrici si scoprono altri interessanti particolari. Il progetto, di cui Impregilo è promotore, prevede l’utilizzo di alcune cave tra cui “Cavaglià – località La Valle” e “Santhià – località Cascina La Mandria”, che sono entrambe di Greencave Srl (gruppo Impregilo). Una manna dal cielo l’opportunità, per chi costruisce l’opera, di poter richiedere i materiali dalle proprie stesse aziende. Potrà il prezzo essere contrattato in base agli interessi dei cittadini, mi chiedo, se Impregilo si trova nella posizione sia di acquirente che di venditore? I lavori sia dei progettisti che dei cavatori, avendo contributi pubblici, saranno ripagati dalla comunità.
Gli amministratori di questo business dicono molto già di per sé, come la Edilcave SpA – la quale ha minacciato il Movimento Valledora – che è tra i partecipanti al progetto con la cava di Tronzano Vercellese in località Cascina Alba. La “creatività” di aziende come la Gold Cave Srl, aderente al progetto con la cava di Tronzano Vercellese in località Vianone, si spinge ad affermare che il “ripristino ambientale” di questi scavi sono tali “da raggiungere condizioni quantomeno analoghe se non addirittura migliori rispetto a quelle attuali in relazione all’ambiente antropizzato”. Come a dire che rispetto ad un frutteto è molto meglio una ex-cava trasformata in discarica e poi coperta con un sottile strato di erba.
Non c’è bisogno di giri di parole, il passaggio è questo: per l’autostrada (ma anche per diga e altre “grandi” opere) servono inerti, perciò si cava, quindi si riempono questi buchi con rifiuti. E’ un business non indifferente, non a caso aziende partecipanti alla pedemontana come La Collina Verde Srl con la cava di Arborio hanno altre cave per il Piemonte (ad esempio due nel novarese) e a gestire le discariche come quella di Cavaglià ci sono aziende come la A2A, la stessa dell’inceneritore di Acerra.
Da Legambiente Lombardia: «Sfatato l’antico mito che mandare i rifiuti agli inceneritori conviene alla tasche dei cittadini: riciclare costa meno e fa risparmiare (…). Nei territori che fanno maggior ricorso all’incenerimento, questa scelta si traduce in un maggior costo a carico dei cittadini. Questo è vero in particolare nei capoluoghi, come ben sanno a Cremona, città al 44% di raccolta differenziata, dove il costo medio per abitante è di 128 euro, mentre a Pavia, che a fatica raggiunge il 28% potendo contare sul mega-inceneritore di Parona, la spesa schizza a 161 euro, ben 33 euro in più.
Ma più in generale il risparmio appare chiaro anche confrontando i dati medi provinciali: le provincie che superano il 50% di raccolta differenziata e che mandano all’inceneritore solo piccole quote dei propri rifiuti spendono meno di quelle in cui si trovano la gran parte degli inceneritori lombardi: nelle province di Milano, Brescia e Pavia si spende infatti di più che in quelle di Bergamo, Cremona e Varese.
E’ quanto emerge da uno studio commissionato da Regione Lombardia sui costi del conferimento e smaltimento dei rifiuti che mette a confronto il sistema dei sacchetti colorati con il tradizionale utilizzo dell’inceneritore. E dal paragone gli impianti di incenerimento ne escono decisamente sconfitti mentre la raccolta differenziata si dimostra il sistema più conveniente per la gestione dei rifiuti lombardi (…).
I dati dello studio, che Legambiente rende pubblico a poche ore di distanza dalla manifestazione contro l’inceneritore di Trezzo, parlano chiaro: in provincia di Brescia, la più superdotata di inceneritori che nel 2008 hanno accolto ben 801.000 tonnellate di rifiuti, la raccolta differenziata non supera il 39% e la spesa media per ogni cittadino è pari a 104 euro. Ben diverso il costo medio per abitante nella provincia di Lodi che invece differenzia il 54% dei suoi rifiuti e fa spendere solo 83 euro pro capite (…). Dal dossier, scaricabile dal sito della Regione Lombardia, emerge anche un altro dato: tra la raccolta porta a porta e i cassonetti costa meno la raccolta domiciliare rispetto a quella stradale. In media 69,31 euro per abitante con il porta a porta e 74,45 euro per i cassonetti».
L’immagine è di Galactus8403, via Deviant Art.
Io mi chiedo: ma se ad un paziente da curare al fegato gli aggiungiamo un terzo braccio crediamo davvero di averlo sanato? Questo in pratica è quanto prevede di fare il sindaco di Cavaglià Borsoi con l’area della Valledora, tartassata da cave che il più delle volte finiscono con l’essere riempite da rifiuti provenienti da tutto il Biellese.
L’amministrazione cavagliese ritiene infatti che l’unico modo per limitare le escavazioni sia quello di crearne una delimitazione. L’idea pare anche buona, peccato che questa linea vogliano farla di asfalto, larga 30metri e lunga 3chilometri. Al di sotto di questa tangenziale non si potrebbe, pare, più effettuare escavazioni. Ma al nord? Avanti tutta!
A questo si aggiunge la beffa della giornalista de La Stampa (articolo del 12 marzo) che scrive di suo pugno “una scelta fortemente voluta tanto dagli amministratori che dai residenti” senza dimostrare se i cavagliesi vogliono veramente questa “soluzione”. Borsoi per chiudere in bellezza arriva addirittura a dire: “la loro attività (dei cavatori, nrd) porta reddito alla comunità”, anche qua senza darne alcuna prova materiale.
I rifiuti sono risorse o semplice “monnezza”? Da questa risposta discende tutto il resto. L’assessore all’ambiente della provincia di Biella Fausto Governato (tu chiamalo, se vuoi “Il trituratore”), insieme a COSRAB e CORDAR, pare propendere per la seconda ipotesi. Per questo ha deciso di investire risorse nella distribuzione di tritarifiuti (vedi “Il Biellese” del 15 gennaio) con la motivazione che in questo modo si migliorerà la raccolta differenziata.
Ma davvero i rifiuti si recuperano tritandoli (o peggio, incenerendoli)? Perchè invece non creare aziende ad hoc per i rifiuti organici? Aziende di compostaggio in grado di dare vita a nuovi posti di lavoro usando i rifiuti come risorse ed evitando di intasare i nostri depuratori ed inquinare la nostra acqua? Non vorrei credere a così poca lungimiranza, ma purtroppo i fatti parlano da sè.
Ci lamentiamo dei rifiuti, ma in realtà ne compriamo ogni giorno. Il 30% circa dei prodotti che acquistiamo sono rifiuti. Provate a pensarci: il contenitore del latte, i tripli imballaggi dei biscotti, le bustine del the contenute in buste di carta a loro volta inserite in un contenitore di carta a sua volta plastificato. Scatole cinesi di imballaggi che paghiamo sia alla cassa dei supermercati, sia indirettamente nella bolletta dei rifiuti.
In pratica la “monnezza” la paghiamo sia all’acquisto che per smaltirla. Non è forse meglio quindi evitare di comprarla, riducendo i rifiuti alla fonte e limitando la necessità di impianti di trattamento dei materiali post-consumo?
Le soluzioni ci sono già, basta adottarle. Una borsa in tela per fare shopping ci fa risparmiare e rispetta il nostro ambiente quindi la nostra salute. Stesso discorso per i distributori alla spina (di latte, detersivi, cereali, ecc.) presenti nel Biellese di cui vi invito a visionare l’elenco in aggiornamento.
Dal 21 al 29 novembre sarà attiva la campagna europea per la riduzione dei rifiuti. Le parole d’ordine sono ridurre, riutilizzare, compostare, non sprecare e acquistare in maniera critica. Alcuni suggerimenti rivolti a noi cittadini sono consultabili sul sito della campagna.