Social network, decrescita, politica e altro: il blog di Lorenzo D'Amelio
In provincia di Biella accadono cose strane. Nonostante sul territorio esista un’area, la Valledora, sovrabbondante di cave, il bitume utilizzato per riempire le buche delle strade di competenza provinciale arriva da Arezzo (Toscana) e da Padova (Veneto).
Ossia rispettivamente da circa 470 km e 330 km di distanza, con sicure conseguenze sul rincaro del bitume. Lo abbiamo scoperto recuperando alcuni sacchi dimenticati sulla strada. Innocentemente mi chiedo come sia possibile decidere di affidarsi al bitume del centro Italia quando con un tragitto di pochi km si potrebbe usare il nostro materiale.
Sarei contento di essere smentito e sentirmi dire che la tipologia di ghiaia toscana e veneta da noi non esiste, ma temo ci si possa contare poco. E non vorrei che ad Arezzo o a Padova abbiano tra le mani sacchi di bitume biellese e si stiano facendo la stessa domanda.
N.B.: i due sacchi recuperati, provenienti da Arezzo e Padova.
Sembra che la notizia, ben dettagliata, del conflitto di interessi di Valente Arnaldi (che lavora per aziende escavatrici ma al contempo fa parte della commissione di Saluggia che autorizza o meno gli scavi) uscita su “La Voce del Canavese” del 17 maggio non sia piaciuta molto alla persona interessata, che anzi ha reagito con una querela al giornalista “colpevole” di aver riportato i dati recuperati dallo stesso sito del geologo.
In un articolo de “La Voce del Canavese” del 21 giugno si riassume la vicenda. Pare l’ennesima conferma dello stretto rapporto tra istituzioni e aziende legate alle cave (e quindi a cemento, discariche e inceneritori), casi in cui interessi politici ed economici soffocano quelli dei cittadini e del territorio.
Le aziende cavatrici della zona Valledora sembrano generare conflitti di personalità. Così come è avvenuto per Impregilo, che con la Pedemontana piemontese si trova sia tra i progettisti dell’autostrada (acquirenti di materiale da cava, con finanziamenti pubblici) che tra gli escavatori (venditori di materiale da cava, con incassi privati), analogamente accade per il dottor Andrea Valente Arnaldi, il quale seppur abbia lavorato per diverse aziende cavatrici è stato da poco scelto come figura di “controllore” per la tutela del territorio. Lo racconta Piero Meaglia su “La Voce” di ieri.
Fai “click” sull’immagine per ingrandirla.
A volte ritornano. In questo caso parliamo degli artisti futuristi, di cui è probabile facciano parte i promotori della Pedemontana Piemontese. Non si comprenderebbero altrimenti i fantasiosi disegni dei relativi progetti. Bisogna poi aggiungere la “virtuosa” volontà di usare gli inerti a km zero, infatti nei documenti pubblici (diffusi nei giorni scorsi in parte da L’Arcangelo) sono già state individuate 12 cave del Biellese e Vercellese da cui sarà recuperato il materiale per la costruzione dell’autostrada.
Si tratta di cave (qua la lista completa) situate nelle località di: Borgo d’Ale (1), Tronzano Vercellese (2), Santhià (1), Cavaglià (2), Alice Castello (1), Mongrando (1), Greggio (1), Balocco (1), Arborio (1), Gattinara (1). Tra le quali alcune già tanto profonde da aver intercettato faglie acquifere e quindi riempitesi in parte. Allargare queste cave significherà ridurre ulteriormente boschi, spazi verdi ed agricoli nei dintorni, oltre al danno ambientale che già provoca di per sè la pedemontana.
Dai documenti del progetto: “Si è provveduto a censire le cave che si trovano nelle immediate vicinanze del tracciato in progetto e che potenzialmente possono disporre di materiali inerti idonei, quali sabbia e ghiaia, in quantità sufficiente per soddisfare il fabbisogno richiesto dall’opera in progetto (…). Sono stati quindi raccolti i dati analitici di alcuni poli estrattivi che confermano la qualità dei materiali e l’ampia disponibilità”.
Analizzando le aziende cavatrici si scoprono altri interessanti particolari. Il progetto, di cui Impregilo è promotore, prevede l’utilizzo di alcune cave tra cui “Cavaglià – località La Valle” e “Santhià – località Cascina La Mandria”, che sono entrambe di Greencave Srl (gruppo Impregilo). Una manna dal cielo l’opportunità, per chi costruisce l’opera, di poter richiedere i materiali dalle proprie stesse aziende. Potrà il prezzo essere contrattato in base agli interessi dei cittadini, mi chiedo, se Impregilo si trova nella posizione sia di acquirente che di venditore? I lavori sia dei progettisti che dei cavatori, avendo contributi pubblici, saranno ripagati dalla comunità.
Gli amministratori di questo business dicono molto già di per sé, come la Edilcave SpA – la quale ha minacciato il Movimento Valledora – che è tra i partecipanti al progetto con la cava di Tronzano Vercellese in località Cascina Alba. La “creatività” di aziende come la Gold Cave Srl, aderente al progetto con la cava di Tronzano Vercellese in località Vianone, si spinge ad affermare che il “ripristino ambientale” di questi scavi sono tali “da raggiungere condizioni quantomeno analoghe se non addirittura migliori rispetto a quelle attuali in relazione all’ambiente antropizzato”. Come a dire che rispetto ad un frutteto è molto meglio una ex-cava trasformata in discarica e poi coperta con un sottile strato di erba.
Non c’è bisogno di giri di parole, il passaggio è questo: per l’autostrada (ma anche per diga e altre “grandi” opere) servono inerti, perciò si cava, quindi si riempono questi buchi con rifiuti. E’ un business non indifferente, non a caso aziende partecipanti alla pedemontana come La Collina Verde Srl con la cava di Arborio hanno altre cave per il Piemonte (ad esempio due nel novarese) e a gestire le discariche come quella di Cavaglià ci sono aziende come la A2A, la stessa dell’inceneritore di Acerra.
Io mi chiedo: ma se ad un paziente da curare al fegato gli aggiungiamo un terzo braccio crediamo davvero di averlo sanato? Questo in pratica è quanto prevede di fare il sindaco di Cavaglià Borsoi con l’area della Valledora, tartassata da cave che il più delle volte finiscono con l’essere riempite da rifiuti provenienti da tutto il Biellese.
L’amministrazione cavagliese ritiene infatti che l’unico modo per limitare le escavazioni sia quello di crearne una delimitazione. L’idea pare anche buona, peccato che questa linea vogliano farla di asfalto, larga 30metri e lunga 3chilometri. Al di sotto di questa tangenziale non si potrebbe, pare, più effettuare escavazioni. Ma al nord? Avanti tutta!
A questo si aggiunge la beffa della giornalista de La Stampa (articolo del 12 marzo) che scrive di suo pugno “una scelta fortemente voluta tanto dagli amministratori che dai residenti” senza dimostrare se i cavagliesi vogliono veramente questa “soluzione”. Borsoi per chiudere in bellezza arriva addirittura a dire: “la loro attività (dei cavatori, nrd) porta reddito alla comunità”, anche qua senza darne alcuna prova materiale.
Luigi De Magistris (IdV), presidente della Commissione di controllo del bilancio dell’Unione Europea, interviene dal suo blog sulla questione Valledora (mentre al consiglio comunale di Biella continuano a pensare ad altro):
«In provincia di Biella e Vercelli, nella zona della Valledora vi è una tale quantità di discariche che impatta pesantemente il sistema ambiente. Un’effetto potrebbe essere l’inquinamento delle falde acquifere sottostanti con sostanze nocive. Vi sono studi che sottolineano la vulnerabilità del territorio. Purtroppo per i cittadini che vivono intorno alle innumerevoli discariche, la qualità della vita ne risulta gravemente compromessa.
Già il TAR del piemonte ha bloccato l’allargamento della discarica di Cavaglià, ed i cittadini sono in attesa della ulteriore valutazione del “Consiglio di Stato”; la Magistratura di Vercelli sta indagando su un presunto episodio di interramento di rifiuti pericolosi in un’altra discarica. Il rispetto delle regole deve passare anche per il rispetto del territorio che è fondamentale per il nostro futuro.
Anche se ad oggi le singole autorizzazioni per i depositi di rifiuti sono in regola, da ora in avanti sarebbe auspicabile procedere nelle ulteriori valutazioni sulla base di una visione globale del terriorio e non solo su basi singole o su basi legate a discutibili emergenze da superare. Cave trasformate in depositi di rifiuti nel territorio in cui scorre il fiume Dora: è emergenza ambientale».
La fotografia è tratta dall’album di karltra.
Devo dire che non ci poteva essere miglior benvenuto nella “libera” informazione italiana. Poche ore fa mi è stata comunicata l’iscrizione a giornalista pubblicista per l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Dopo pochi minuti mi è arrivata una lettera dalla Delta SpA (visibile qua) che mi ha costretto a cancellare un articolo pubblicato sul blog il 2 novembre scorso.
Il pdf in questione non era opera mia, mi ero occupato di caricarlo sul web, chi l’ha letto sa che parlava della volontà di Idrodata di cavare presso il comune di Moncrivello. La responsabile del reparto comunicazione di Delta SpA mi ha appena segnalato che si tratta di un “abbaglio” e di una “immane bufala”. Sono perplesso, perchè quanto riportai sul blog erano informazioni giunte da cittadini della zona.
Ma se è vero che non ci saranno scavi in quella zona non posso che esserne più che felice (naturalmente verificherò). Insomma esulto, anche se non posso fare lo stesso per la “libera” informazione. Non dispongo di uno studio legale, perciò ho dovuto cancellare il post in questione. Di certo approfondirò la questione delle pratiche legali per capire che rapporti di diritto-dovere avò d’ora in poi con la FNSI e con le relative rappresentanti territoriali.